Valtorta, l’antico mulino fa “macinare” chilometri nella natura

L'antico mulino ad acqua, perfettamente conservato, con la grande pala in ferro che sporge dalla parete, visibilissima dalla piazzetta sottostante dalla quale i turisti di fermano per scattare la fotografia, cercando di immortalare sia l'edificio sia l'acqua che scende saltando dalle terrazze a fianco, è uno di quegli angoli incantati e senza tempo che ognuno vorrebbe scoprire visitando un borgo storico. Valtorta, minuscolo paesino, con meno di 300 abitanti, al confine fra la Valle Brembana e la Valsassina, ai piedi del pizzo dei Tre Signori, passaggio obbligato quando da qui passava la via del ferro, di angoli incantati ne offre anche altri: oltre al mulino (con poche decine di metri più sopra l'edificio in legno della segheria) offre per esempio una straordinaria minuscola chiesetta con attigua l'altrettanto affascinante torre quadrata: la chiesetta detta appunto della Torre, raggiungibile attraverso un breve tragitto lungo una stradina a gradoni. Una chiesa minuscola che al suo interno custodisce però “grandissimi” affreschi che decorano le pareti, di epoca cinquecentesca, realizzati da autori ignoti la cui arte rimanda, per diverse analogie, ai Baschenis della Valle Averara. Ma a Valtorta molti turisti salgono anche per visitare il Museo Etnografico “alta Valle Brembana”, che raccoglie le testimonianze di secoli di vita locale, per ammirare i resti, oggi recuperati, del maglio, e delle miniere, un tempo cardini dell’economia con la lavorazione del ferro che nell'Ottocento si esercitava in tre grandi fucine e ventotto chiodarole (gli abitanti di Valtorta sono ancora oggi soprannominati i ciodaröi). Oppure per assaggiare la sua cucina, semplice ma buonissima. Una cucina basata sui formaggi della valle (a iniziare dal Formai de Mut, dal profumo e dall'aroma davvero unici, in particolare per quanto riguarda la produzione estiva, effettuata a Valtorta nei quattro alpeggi di Camisolo, Ceresola, Radice e Stavello) e lavorati ancora oggi secondo regole immutate, oltre che sui funghi porcini, vera e proprie “specialità” dei boschi della montagna circostante. Montagna che d'inverno scatena tutta la sua forza attrattiva grazie alle bellissime piste da sci che si collegano con quelle dei Piani di Bobbio sule quali divertirsi tutto il giorno prima di rifocillarsi magari con le frittelle di formaggio con la birra, accompagnate dalle dolci patate del luogo. Montagne che d'estate offrono escursioni bellissime come quella al rifugio Grassi, distante tre ore di cammino. Per chi poi sceglie di fermarsi qualche giorno a Valtorta, magari nella speranza di catturare, d'estate, con l'obiettivo della macchina fotografica, stambecchi, camosci, cervicervi, caprioli, marmotte e scoiattoli, o gli esemplari di aquila reale che nidificano negli anfratti rocciosi delle Orobie, o invece, "armato" di canna da pesca le prede che nuotano nella Stabina e negli altri torrenti che si precipitano a valle) l'offerta alberghiera è limitata ma di qualità: basta entrare all'albergo Pizzo Tre Signori (tel 0345 87712) per rendersi conto di come l'ospitalità sappia essere l'ingrediente vincente del turismo. Ottimi aperitivi serviti ai tavolini affacciati sulla strada dove lasciarsi abbronzare dal sole, pranzi e cene con pasta e spinaci selvatici raccolti sui monti, polenta taragna saporita ma leggera, carni stufate e brasate e gli immancabili funghi, e un buon bicchiere di vino. Il tutto a prezzi che in città sono solo un sogno.

Testo realizzato da Baskerville Comunicazione & Immagine per il madeinbergamo.it

1 Risposta

  1. Daniela

    Se andate a sciare a Valtorta fermatevi a cena all’albergo Pizzo Tre Signori: cucina ottima e rapporto qualità prezzo straordinario. Ed è gestito pure da persone simpatiche…. Cosa volete di più?

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