Eremo di San Patrizio, un “pozzo” di spiritualità e di leggende

Impossibile sapere se il nome sia stato scelto perché anche qui sarebbe trovato un pozzo di San Patrizio che scendeva fino a lambire le acque del fiume Serio. Di certo anche dall'eremo di San Patrizio, edificio simile a una fortezza a picco sul fiume, le cui mura massicce sembrano un tutt'uno con lo sperone di roccia sul quale è aggrappato alle pendici del monte Cavlera, a Colzate, all'imbocco della valle Seriana, è possibile “pescare” (esattamente come dal celebre pozzo senza fondo da cui secondo la leggenda si aprivano le porte del Purgatorio) insieme a spiritualità e misticismo,  storie fantastiche. Come quella secondo cui alcune pietre, trovata poco lontano dal santuario immerso nel silenzio dei boschi dedicato al patrono d’Irlanda, Saint Patrick, forse costruito da un gruppo di mercanti anglosassoni giunti fin lì per acquistare stoffe e miracolosamente scampati all’invasione del Barbarossa rifugiandosi proprio sul monte Cavlera, capaci di curare oloro che avevano problemi alla milza. Proprietà terapeutiche tramandate da un frate “capuccino infermiero” della provincia di Brescia, fraa Felice Passera di Bergamo, che nel suo “Il nuovo tesoro degli arcani farmacologici galenici, e chimici, ò spargirici” del 1688, aveva attribuito poteri curativi a quelle pietre particolari, grosse circa come una casta- gna, “che portate addosso giovano a chi patisce di milza mirabilmente...” Pietre che probabilmente solo pochi fedeli si sono infilati in tasca, nei secoli, ripartendo dall'eremo, mentre tutti o quasi non hanno fatto rientro senza aver ricevuto in “dono” i “michini di San Patrizio” da tempo immemorabile benedetti prima d'essere distribuiti ai fedeli. Piccoli pani dei miracoli, cotti in un rudimentale forno a legna ancora esistente nell’area sottostante al santuario, conservati in ogni casa e da consumare in occasione di malattie o malesseri che avessero colpito uomini donne (ma anche animali). Fedeli pronti a intraprendere anche lunghissimi viaggi per immergersi nella spiritualità dell'eremo e per pregare vicino all'urna, ritrovata in un vano scoperto casualmente spostando una pesante pietra della mensa, in in cui sono custodite le reliquie (frammenti di ossa e stoffa) che secondo alcuni potrebbero appartenere proprio a Maewyn Succat, il giovane di nobile famiglia di Kilpatrick, in Scozia, rapito da adolescente da pirati irlandesi e venduto come schiavo destinato a diventare santo dopo aver convertire migliaia di persone popolazione dal paganesimo al cristianesimo su richiesta di Papa Celestino. Un santo a cui la tradizione irlandese attribuisce anche il miracolo di aver liberato l'isola dai serpenti, cacciandoli in mare. Un'altra leggenda da “pescare” dal mare di aneddoti su questo santo. Magari bagnandosi gli occhi alla fonte, ornata con un fregio in pietra arenaria, dove compare anche la data di realizzazione: 1628, con l’immagine di San Patrizio, parzialmente cancellata dal tempo, che sembra benedire l’acqua che vi sgorga. Una pratica , quella di bagnarsi gli occhi ma anche di segnarsi contemporaneamente con l’acqua della “fontanina”, che ancora oggi qualche devoto pellegrino non ha abbandonato, e che si perde nel passato (l'esistenza delle prime costruzioni è documentata già nel 1281, mentre l'edificazione del santuario va dal 1590 al 1625) quando l’antica strada era frequentata da diversi che collegava con la Valle del Riso e con l’alta ValSeriana era frequentata da diversi viandanti. Fra gli oggetti di culto (e d'arte) da ammirare, si segnala una maestosa statua lignea policroma di San Patrizio attribuita alla scuola dei Caniana alloggiata in una nicchia accanto al presbiterio. Magari prima di rifocillarsi taverna che accoglie i pellegrini durante tutto l’anno, ricavata negli ampi spazi inseriti nella struttura del Santuario, prima di concedersi un'ultima impareggiabile vista della vallata dalle finestre dell’antica sala dei sindaci e riprendere il cammino lungo l’itinerario pedonale tra Vertova e Colzate, seguendo oltre 200 trifogli in bronzo collocati lungo il percorso che guidano alla scoperta di altri luoghi inediti.

Testo realizzato da Baskerville Comunicazione & Immagine per ilmadeinbergamo.it, foto di Guido Merelli

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