Trescore Balneario, la nostra piccola Cappella Sistina

In un immaginario valzer dei tesori artistici siti in terra bergamasca, i castelli, le basiliche e le grandi dimore storiche farebbero bella mostra di sé con il loro incedere nobile e maestoso, le tele e le statue danzerebbero agili volteggiando in libertà mentre le chiese procederebbero in modo ordinato e regolare. In un angolo, piccola e poco desiderosa di esibirsi, ci sarebbe lei, la cappella della villa Suardi a Trescore Balneario, talmente timida da andare a rifugiarsi tra le fronde degli alberi secolari del parco.
Questa piccola chiesetta, dalla semplice architettura rustica e coperta da falde in legno, fu fatta erigere nel Quattrocento dalla famiglia bergamasca dei Suardi, tra i nobili di più antico lignaggio a livello nazionale, allo scopo di renderla un oratorio per confortare i viandanti e oggi la si può trovare poco al di fuori del centro abitato della cittadina termale, lungo la strada che collega la città di Bergamo al Passo del Tonale.

Le antiche scuderie e il parco conducono al capolavoro di Lorenzo Lotto...

Per poterla visitare è necessario attraversare l’area delle antiche scuderie del Palazzo e un caratteristico parco, in cui il profumo degli antichi bossi e la quiete della lussureggiante vegetazione aiutano a predisporre l’animo dell’ospite alla contemplazione di ciò che sta per scoprire. È varcando la soglia del piccolo edificio che lo stupore prende il sopravvento: un tripudio di colori crea una miriade di personaggi, città, montagne, animali, cieli, terre, alberi e frutti in una ricerca di spazio e di espressione che va ben oltre le pareti cercando spazio nell’intero soffitto. La maestria nell’esecuzione degli affreschi e il fitto linguaggio simbolico fanno immediatamente intendere al visitatore di essere immerso in una vera e propria opera d’arte, bella da togliere il fiato e commovente come una struggente preghiera.

... la supplica del genio ribelle di fronte alla fine del mondo imminente

Quando, nel 1523, Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1557), “genio ribelle” del Rinascimento veneziano, accettò la richiesta di Giovan Battista Suardi di decorare la cappella della propria villa, l’intento che l’artista e il committente condivisero fu quello di riprodurre per immagini una supplica a Dio per preservare la famiglia e la popolazione locale dalla “fine del mondo imminente” che sembrava delinearsi sull’onda delle catastrofiche previsioni fatte dagli astrologi del tempo che prevedevano, durante la quaresima, uno spaventoso diluvio, la venuta dell’Anticristo, e con essa, il crollo dei pilastri della Chiesa, allora minata dal dilagare lungo le valli alpine delle idee della riforma protestante. Le potenti esondazioni dei fiumi e del Lago d’Iseo di quel periodo non fecero che accrescere la paura, aggravata dal sopraggiungere di un’epidemia di peste. In questo clima di paura e di sconcerto, Lorenzo Lotto accettò quella che sembrava essere una supplica da parte del suo committente, alla cui famiglia rimase strettamente legato durante la sua permanenza a Bergamo che durò tredici anni. La vita del Lotto fu segnata da una fremente inquietudine dovuta all'incapacità di cedere a compromessi in campo artistico e spirituale che lo spinse a rifiutare lavori che gli avrebbero fruttato una fortuna ma, non volendo tradire i suoi ideali, preferì una vita in cerca di committenti che potessero capire e apprezzare la sua esigenza interiore di esprimere un'arte diversa da quella in voga nei centri maggiori. Quello fra Lorenzo Lotto e la famiglia Suardi fu un legame fortissimo, fondato su reciproca assoluta comprensione e stima. Il rapporto fu così forte da indurre l’artista ad accogliere i suggerimenti del devotissimo Giovan Battista per i temi delle tarsie lignee della Basilica di Santa Maria Maggiore nella Bergamo Alta.

La storia di Santa Barbara è un capolavoro di... "parafulmine"

Come poteva, il Lotto, accogliere l’angosciosa richiesta da parte di una persona che ormai considerava amica? Semplicemente dando il meglio di sé. Tracciò con grande vivacità sulle pareti della piccola chiesa le magnifiche Storie di Santa Barbara e Santa Brigida che, aggiungendosi a quelle già realizzate da un ignoto pittore nella piccola abside, che raffiguravano la famiglia Suardi (Giovan Battista, Paolina e Orsolina), completavano il ciclo devozionale della cappella. Se Barbara e Brigida furono infatti scelte per affidare alla protezione celeste i possedimenti della famiglia, essendo invocate rispettivamente per la protezione dai fulmini e per la protezione del mondo agricolo, il vero fulcro della scena è tuttavia rappresentato dal Cristo-Vitae. La sua gigantesca figura si eleva al centro della parete nord, con le mani che si trasformano in tralci, in un’allusione alla vigna, simbolo dell’Eucarestia. Due gruppi di eretici, armati di roncole per tagliarne i rami, sono raffigurati ai lati della scena mentre cadono, sconfitti dalla parola di Cristo e dai Dottori della Chiesa, che appaiono con i Santi nei tondi in alto. II bellissimo ciclo pittorico, la cui precisa cronologia fu ricavata da un’iscrizione attualmente pressoché indecifrabile, venne portato a compimento nell’anno 1524. Nella parete d’ingresso sono descritte le “Storie” di Santa Caterina d’Alessandria e di Santa Maria Maddalena, purtroppo assai alterate dal tempo. Sul soffitto è raffigurato il “Pergolato con putti”, una composizione realizzata in modo illusionistico dove un cielo azzurro fa da sfondo al pergolato attorno al quale si intrecciano tralci di vite e grappoli d’uva sui quali giocano vivaci putti che reggono cartigli alludono al sangue di Cristo. Nella parete di destra e in quella di fronte, lungo il cornicione sono raffigurati degli oculi con mezze figure di Profeti e Sibille e su questo particolare vale la pena soffermarsi. Quello delle Sibille fu un tema, al tempo ormai in disuso a causa della Controriforma, molto caro al Lotto il quale a Trescore si sentì libero di rappresentarlo. Nell’antica Grecia le Sibille erano donne in grado di prevedere il futuro e, con l’avvento del Cristianesimo, la loro simbologia fu quella di rappresentare il Cristo che si fa uomo. Nel contesto italiano l'apice della diffusione e considerazione delle Sibille si raggiunse con le raffigurazioni della Cappella Sistina nel 1508-1512, opere di Michelangelo Buonarroti che il Lotto ebbe l’opportunità di ammirare durante il suo soggiorno a Roma e che lo ispirarono nella decorazione di quella che sovente si sente definire come la “Cappella Sistina del Lotto”, ossia la Cappella Suardi.

I barili d'acqua trasformati in birra hanno affascinato l'Irlanda

Una “Cappella Sistina” del popolo, per molti studiosi l’espressione più alta della narrativa naturalistica dell’artista che qui, in modo particolare, si esprime usando vivaci toni popolari, conferendo alla stesura pittorica una candida spontaneità di racconto, tenendo costantemente presente gli aspetti quotidiani e domestici. Tra i tanti rimandi alla quotidianità dell’epoca, si scorge la raffigurazione del monte Misma, che sovrasta Trescore Balneario e i paesi limitrofi, dove contadini intenti a falciare il grano si vedono minacciati dalla discesa dei temuti Lanzichenecchi, soldati di ventura germanici violenti e portatori di peste. Dal punto di vista simbolico, innumerevoli sarebbero i richiami. Uno, piuttosto attuale e decisamente particolare, è legato alla birra: Santa Brigida benedice dei pani e due barili di acqua che, sotto lo sguardo attonito della fanciulla che li reca, diventano birra. Questo novello miracolo di Cana rimase così impresso nella mente degli irlandesi che una benedizione, attribuita alla Badessa, recita così: «Vorrei un lago di birra per il Re dei Re. Vorrei che la famiglia celeste fosse qui a berne per l’eternità. Vorrei che ci fosse allegria nel berne. Vorrei anche Gesù qui». La Cappella è visitabile grazie alla gentile concessione della Contessa Suardi alla Pro Loco di Trescore Balneario.

Testo realizzato da Elisabetta Longhi per www.ilmadeinbergamo.it . Le foto sono pubblicate su gentile concessione della  Pro Loco di Trescore.

1 Risposta

  1. Desy Maria Bassi

    Uno sguardo fresco e interessante su questo capolavoro della Val Cavallina. Well done

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