Una diga sventrata, una grande parete di cemento e sabbia con una gigantesca ferita al centro, dalla quale spuntano brandelli di ferro arrugginito. Un’immagine capace di far accendere nella mente un accecante flashback, di far viaggiare a ritroso nel tempo con negli occhi l’impressionante visione del crollo: la devastante forza d’urto della massa d’acqua e fango piombata a valle travolgendo alberi, case e cancellando centinaia di vite umane. È questa l’immagine “finale” che si trova davanti chi arriva alla Diga del Gleno, diventata tristemente famosa il primo dicembre del 1923, giorno in cui crollò seminando terrore e morte con 359 […]