La scheda di presentazione del libro spiega che “il genere è fantasy epico-mitologico”, che il target di lettori vede “in pole” principalmente “giovani e adulti amanti del fantasy classico e spirituale”, indicazione che si può tradurre con gli amanti di Tolkien, Paolini, Licia Troisi, Terry Brooks. Ovvero, lettori perfettamente abituati a viaggiare con la fantasia fra pagine che guidano in un mondo terrestre immaginario, tra fortezze teatro di episodi sanguinari, foreste ancestrali e lande dominate da forze magiche primordiali. Poche righe ma più che sufficienti per scatenare il desiderio di scoprire cosa si nasconde nelle 400 pagine di “La Profezia dei Druidi – la Leggenda di Ehlaisa Ghiaccio Azzurro”, primo romanzo scritto da Roberto Augusto Ferrari, consulente finanziario nato a Bergamo e trapiantato in Franciacorta, affetto da una rara forma di sclerosi che ama “liquidare” semplicemente con un motto, “meglio riderci sopra, che piangersi addosso”, e che sempre con il sorriso stampato sul volto incorniciato da una barba d’antan, racconta di “amare parlare con le persone, studiarle, stuzzicarle” e soprattutto “scrivere, raccontare le cose che la mente immagina, sente, elabora”. Oltre che di leggere da “onnivoro, per trarre continuamente insegnamento dai libri, dagli articoli di giornale, da documentari, incontri formativi, podcast, interviste.” Un autore e allo stesso tempo autolettore capace di rileggere il proprio scritto in due modi: “facendo un salto nella fantasia”, ma anche “scoprendo il significato di molte parole, di molti nomi”. E soprattutto, scoprendo che i conflitti interni e i dubbi dei protagonisti, la loro storia, il loro presente e i loro avvenire “sono simili ai nostri, a quelli dei nostri figli, dei nostri amici”. Un libro, impreziosito da bellissimi disegni realizzati dal figlio Luca, basato su una storia ascoltata più e più volte da bambino narrata da una zia e che l’autore ha trasformato in un fantastico viaggio attraverso due regni contrapposti, quello di Astiria, governata dal saggio Re Sigfrido, e Svasptt, dominata dal tirannico Re Corkut, detto il Corvo. Con il popolo di Astiria costretto a vivere sotto la protezione e contemporaneamente la minaccia di un drago a tre teste, legato da un antico patto stipulato tra un avo di Sigfrido e un druido di Kalhoom. Un patto secondo il quale, in cambio della pace, la creatura reclama ogni anno, al solstizio d’estate, il sacrificio di una vergine, offerta sull’ara di Stone Omvendt, rito custodito e tramandato da sanguinari sacerdoti rispettati e temutissimi dalle popolazioni dei Celti della Gallia e delle isole Britanniche, proprio perché chiamati, oltre che a interpretare gli auspici e trasmettere l’antico sapere, a soprintendere ai sacrifici umani. Un racconto capace di tenere avvinti fino alla fine, fino alla scoperta dell’antica profezia. Per acquistare una copia clicca qui.