Decantare: verbo che significa celebrare, esaltare, una persona o un prodotto, ma che per un prodotto in particolare, il vino, vuol dire anche farlo “respirare”, trasferendolo dalla bottiglia a un contenitore di vetro, chiamato appunto decanter, permettendogli così di liberare, una volta “ossigenato” i suoi profumi e aromi, eliminando contemporaneamente i sedimenti, soprattutto se si tratta di un rosso importante e invecchiato. Un verbo che dev’essere sembrato semplicemente perfetto a un gruppo di appassionati del più prelibato “succo d’uva” per raccontare, fin dal nome scelto per la propria associazione, i suoi obiettivi: celebrare, appunto, il vino e la sua storia, la sua cultura.
Come è nata l’associazione? Che domanda: a tavola, degustando vino
Obiettivi raggiunti attraverso gli eventi, le visite nelle cantine e gli assaggi, i corsi organizzati da “Ciserano Decanta”, associazione nata – non poteva essere diversamente – a tavola, davanti a un po’ di bicchieri di vino. Serviti dall’oste di una locanda, oggi sede dell’associazione, a un gruppo di “fedelissimi” dell’aperitivo del venerdì sera, come racconta uno di loro, Franco Colleoni, oggi presidente, “decisi a viaggiare nel vino in modi diversi, fra storia, curiosità e ovviamente sapori”. Un progetto nato durante l’ennesimo irrinunciabile appuntamento del venerdì sera in locanda con l’apertura di una nuova bottiglia, “sempre diversa da quelle fin lì assaggiate”, con un primo obiettivo ben chiaro in mente: “realizzare tra le vie del centro del nostro paese una fiera del vino simile a quelle in cui ci era stato qualcuno di noi, come per esempio a Morbegno, Greve in Chianti, Alba, Ardesio, permettendo a moltissimi altri di scoprire vini diversi. Da lì, una volta valutata con l’amministrazione comunale la fattibilità dell’iniziativa”, prosegue Franco Colleoni, “abbiamo deciso di fondare non un semplice “comitato feste” ma di fondare un’associazione che si occupasse del vino a 360 gradi, per cui anche visitando cantine (“attività” che del resto avevamo già avviato organizzando “trasferte” in pullman, e con il passare del tempo organizzando anche corsi e serate”.
Trovare il nome è stato semplice: è bastato pensare all’importanza di “scaraffare” il rosso in un decanter
Insegnando, per esempio, “l’importanza, quando si aprono bottiglie di rosso importanti, di scaraffarle sempre in un decanter per farle ossigenare: il nome dell’associazione è nato subito da lì”. Un’attività che ha subito conquistato nuovi tesserati, pronti a dare una mano per i nuovi eventi messi in calendario: “dalle serate con estrazioni di “gustosissimi” premi fino al primo festival destinato a far fare il “salto di qualità in termini di visibilità e contatti, d’esperienza. Il resto è stato poi un crescendo continuo, con cambiamenti fisiologici sia a livello direttivo sia a livello seguaci.
L’organizzazione del Festival vede scendere in strada una squadra di decine di volontari
Attualmente il direttivo conta sei componenti, abbastanza variegati e complementari tra loro, mentre a dare una mano all’organizzazione del Festival ci sono una trentina di ragazzi del paese, una ventina di ragazzi dell’Accademia formativa Martesana di Gorgonzola, oltre a amici, mogli e fidanzate, parenti vari.” Contribuendo a realizzare, dal 2019, anno della fondazione, eventi destinati a restare indimenticabili….
La visita in cantina più memorabile? Quella partita senza autista e senza pullman al ritrovo
“Di esperienze da raccontare ce ne sarebbero veramente tante. Dovendole selezionare indicherei la gita a Diano d’Alba, iniziata a dire la verità non certo sotto i migliori auspici visto che la mattina al ritrovo c’eravamo tutti, ma mancava il pullman. L’autista era rimasto a letto, pensando che il viaggio fosse il giorno dopo. Una dimenticanza costata un’ora e mezzo di ritardo, e che avrebbe potuto costare ancor più cara se in autostrada, casualmente, uno di noi non si fosse accorto che sul navigatore dell’autista si vedeva l’azzurro del mare: il conducente l’aveva impostato inserendo non Diano d’Alba, ma Diano Marina. Fortunatamente il primo tratto di strada era comune. E per fortuna all’arrivo dal finestrino non abbiamo visto la sabbia delle spiagge ma la terra scura dei vigneti delle Langhe capaci di regalarci un “mare” di emozioni sotto forma di bottiglie”. Secondo ricordo incancellabile: la gita nel Chianti, per un gruppo decisamente più ristretto di partecipanti, partiti su quattro ruote. “Anche questa iniziata non esattamente benissimo visto appena arrivati in zona, si è rotto il cambio dell’auto. Ma i proprietari della cantina sono venuti a prenderci co un pick-up dandoci la possibilità di fare almeno la prima visita con degustazione in programma.. La seconda invece è stata annullata per non rientrare all’alba, visto che tutto il viaggio di ritorno l’abbiamo dovuto in terza marcia, l’unica funzionante, tutto in prima corsia”.
Il primo Festival non si scorda mai. E non solo per il vino, ma anche per l’acqua
Nell’album dei ricordi di Franco Colleoni (e dei suoi associati) non poteva poi mancare il primo Festival accomunato, come le precedenti due esperienze, da una buona dose di iella…. “Già, perché tutta la buona volontà messa nell’organizzazione, che ai tempi ci sembrava già impeccabile, ha dovuto fare i conti quel sabato pomeriggio di fine maggio con un temporale scoppiato dopo le prime due o tre ore di sole. Un acquazzone che sembrava destinato a rovinare tutto mentre non è stato così, con i visitatori rimasti ad aspettare che passasse, al riparo delle corti del paese, dei portoni e perfino delle cantine aperte e messe a disposizione dai residenti. E con un saxofonista che continuava a inebriare di note il pubblico, e un poeta – giunto apposta dalla Liguria- che continua vaad ammaliare recitando i suoi versi. Un’atmosfera magica”.
I corsi hanno visto salire in cattedra i migliori sommelier
Così come lo sono state anche altre, grazie alla presenza di ospiti particolari… “E’ stato per noi un vero onore”, sottolinea Franco Colleoni, “ aver fatto tenere a sommelier del calibro di Luca Cornici e Mattia Asperti alcuni dei nostri recenti corsi, mentre fra gli ospiti che fanno parte del “mondo extra-vino” che sono stati presenti al nostro festival possiamo vantare Marta Zucchinali, artista internazionale che durante la prima edizione del nostro Festival ha realizzato una scultura in legno consistente in una mano che stringe una bottiglia con il nostro logo e che a ogni edizione esponiamo; Marco Fusi, vignettista vincitore di vari premi nazionali; il Morot, barzellettiere bergamasco, sempre impegnato nel sociale; Damiano Ravasi, soffiatore di vetro, che realizza anche calici e decanter artiginali e personalizzati; Nataly Kozlova ed Elizaveta Yurgina, cantante e saxofonista russe, entusiaste di aver partecipato ad un festival del vino in Italia. Tutte persone attratte da un evento che ha la peculiarità di fondere vino e arte”. Tutti grandi protagonisti, anche se sul “palcoscenico” di Ciserano decanta i più attesi sono stati (e sono) spesso i titolari delle cantine…
L’ultima edizione del Festival ha visto presenti addirittura 54 cantine
“ Aumentate negli anni passando dalle 25 della prima edizione alle 32 alla seconda fino alle 45 della terza e alle 54 delle ultime edizioni. Stando però attenti non farci ingolosire nell’aumentare continuamente numero di espositori, perché questo incremento deve andare di pari passo col numero di visitatori, altrimenti le cantine si trovano ad avere troppa concorrenza. Quando aumenterà ulteriormente il numero di visitatori, allora incrementeremo ancora il numero di cantine. Quali abbiamo avuto il piacere di ospitare? Pensando a quelle geograficamente più lontane mi viene in mente La Cooperativa Agricola Valdibella della Sicilia, presente sin dalla prima edizione che tra l’altro abbiamo visitato, a Camporeale, nel 2021. Poi Vini Calì dell’Etna, la Quercia Scarlatta delle Marche, Cantina Dessolis della Sardegna, Madri Leone e Diomede della Puglia; Nevi Antolini dal Lazio, Cantina Adonae dalla Maremma o Cantina Lavaroni dal Friuli”. Cantine capaci di attirare l’attenzione di moltissimi visitatori e d’incuriosire ogni volta gli associati “che hanno spesso una caratteristica in comune: la passione per un mondo, quello del vino, che trovano però ancora un po’ oscuro e che desiderano conoscere, approfondire, dandosi un’impostazione. Con un altro desiderio comune: la voglia di andare a visitare una cantina, bersi una bottiglia con gli amici e descriverla, andare alle fiere e magari iscriversi anche ad altri corsi. Un identikit degli associati? C’è una leggera prevalenza di uomini rispetto alle donne, l’età è molto varia, non c’è una prevalenza di grandi o giovani.
Ai corsi si iscrivono soprattutto coppie: ma i “single” non sanno cosa si perdono
Solitamente si iscrivono in coppia o in gruppo mentre sarebbe bello se lo facessero anche singolarmente, anche se non si conosce nessuno: tanto poi ci si mette un attimo a socializzare e fare conoscenza con gli altri iscritti che per i corsi sono pochi per volta, e a un costo contenuto”. Termine, quest’ultimo, che calza a pennello per il vigneto di proprietà dell’associazione… “ Un piccolissimo appezzamento di terreno che abbiamo ottenuto nella primavera 2022 in comodato d’uso gratuito dall’associazione fondiaria “Terraviva”, che si occupa di recuperare alla coltivazione i terrazzamenti abbandonati della Val d’Ossola, nel nordest del Piemonte. Un componente dell’associazione aveva acquistato una abitazione in questo borgo e ci aveva segnalato la cosa. Ci era venuto spontaneo e naturale richiederlo. Come capire e rispettare tutto ciò che sta dietro aduna bottiglia se non proprio facendolo? Già a oggi, che non abbiamo ancora fatto nessuna vendemmia ne vinificazione (non essendo l’uva ancora pronta), abbiamo capito quanto impegno e lavoro ci stia dietro. Sul nostro sito internet ( https://www.ciseranodecanta.it ) c’è una sezione dedicata con la descrizione di tutti i lavori fatti finora. Quando vinificheremo ci appoggeremo probabilmente a una cantina di un signore anziano che abita in quel borgo e già vinifica il suo vino”.
Le “nostre” cantine preferite in Bergamasca? La più bella è a Scanzorosciate
Bergamo è diventata sempre più negli ultimi anni “terra divino”: se “Ciserano decanta” dovesse indicare alcune cantine che consiglierebbe di visitare ai lettori de Il madeinbergamo quali consiglierebbe? E lac antina “esteticamente più bella? “Probabilmente la più bella esteticamente Cascina San Giovanni – Cantina Martinelli a Scanzorosciate.
Ma da non perdere ci sono Pietramatta, le Diadi, la miniera di Gorno dove riposa il Nove Lune
Consiglio Pietramatta per una bella chiacchierata con un cosidetto “garagista” del vino e degustare i suoi superlativi vini (sopratttutto l’orange e il rosè sono favolosi). Consiglio anche una visita alla miniera di Gorno, dove affina il Metodo Classico di Nove Lune. Per un clima familiare, rilassato, con una bella vista consigliamo le Driadi, a Palazzago, magari quando organizzano serate musicali o di osservazioni astronomiche abbinate alle degustazioni. Non siamo mai stati finora, ma ci piacerebbe visitare l’azienda vinicola C’era Una Volta, perchè ci ricorda -in scala maggiore- la storia del nostro vigneto a Varchignoli” . Ultima domanda, d’obbligo, sul rapporto vino e salute: cosa ne pensate di tutte le accuse rivolte recentemente al vino come grande nemico della salute? “Condivido le parole di Vito Intini, presidente dell’Onav (che patrocina il nostro Festival e con cui ci farebbe piacere collaborare sempre di più). Come fa egregiamente l’Onav, anche noi dobbiamo concentrarci sull’enfatizzare la cultura del vino, celebrato da artisti, filosofi, letterati e musicisti, con una storia di circa 11 mila anni. La bellezza paesaggistica dei nostri vigneti, le conoscenze nell’ agronomia, nell’ambito chimico (lieviti, chiarifiche, ecc), nei macchinari industriali (imbottigliatrici, etichettatrici, tappatrici), nella geografia, nella geologia (affascinante sapere come i diversi terreni influenzino il vino), tutto questo è cultura e citare solo la componente alcolica (il 12-14% del suo contenuto) è simbolo di ottusità”. Parole di un appassionato di vino invece sempre apertissimo a scoprire nuove frontiere.
La prossima sfida? Abbinare al vino dell’ottimo cibo…
E che per il 2026 ha già in mente una nuova iniziativa: “la prima serata cibo-vino. Crediamo avrà successo e se sarà veramente così, ne saranno probabilmente organizzate di più, a cadenza periodica. Un’altra sfida è quella di estendere il festival a due giorni, aggiungendo il sabato alla domenica, ci stiamo strutturando a livello organizzativo per farlo”.
Discussione in corso
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Luca
Segui questa discussioneDevo dire che questa storia mi ha colpito molto, veramente bravi, complimenti……!!!
Vi seguo su Instagram da circa due anni, sono stato in gita a Bologna con voi per la prima volta, ho conosciuto Franco Colleoni bravissima persona e presidente, al prossimo festival non mancherò di certo, le ultime due edizioni purtroppo non sono riuscito a esserci per problemi vari, sicuramente sarà una grande festa, auguri di un buon proseguimento a tutta la associazione, e un felice e sereno 2026