Ci sono paure che si perdono nella notte dei tempi e altre recentissime, nate dal mondo che si è evoluto, dalla tecnologia che lo ha cambiato – spesso in peggio – e addirittura stravolto. Aggettivo quest’ultimo perfetto per “mostrare” l’espressione e lo stato d’animo di chi abbia appena ricevuto una e mail o una notifica che lo avverte che “il suo spazio cloud è esaurito“. Ovvero che l’archivio in un server remoto al quale accediamo online è andato a farsi benedire. Il che, tradotto, significa addio foto, video, documenti, messaggi… Semplicemente terribile per una generazione di persone nate e cresciute senza probabilmente mai riflettere che un giorno tutto questo potrebbe “crashare” e che loro, forse, senza sapere “come si faceva una volta” potrebbero vedersi crollare il mondo addosso. Un’ipotesi, terribile, ma pur sempre un’eventualità, anche se remota.
Inserire la password? No, grazie, prima faccio un po’ di verifiche…
Alla realtà appartiene invece il fatto che e mail e notifiche che avvertono della prossima “morte” di ogni memoria tecnologica, dello svuotamento della “cassaforte virtuale” i cui è custodita una fetta della propria vita sotto forma di mega, giga e tera byte, stanno diventando sempre più la “norma” per milioni di persone. Tutte unite da un comun denominatore: essere state presa di mira da malviventi tecnologici che sfruttando proprio una delle paure più “virali” dell’era digitale, perdere appunto fotografie, video e ricordi personali salvati sul telefonino o nel cloud, spingono le vittime a cliccare rapidamente su un link. Perchè? Per la semplicissima ragione che cosi facendo, spingendo chi ha ricevuto il messaggino a inserire password e magari altri dati sensibili, a partire da quelli bancari, avranno gettato le basi per costruire l’ennesima truffa, peraltro semplice da realizzare. Già, perché ai cybercriminali basta segnalare che lo spazio cloud è esaurito o che l’account è in scadenza; o ancora che il backup non è aggiornato o che c’è il rischio di cancellazione delle foto; o semplicemente invitare a digitare problemi di sicurezza e chiedere di attivarsi per risolvere “subito” il problema effettuando l’accesso e aggiornando i dati o, ancora, acquistando spazio aggiuntivo o confermando un pagamento. E il gioco è fatto, soprattutto se i siti utilizzati dai truffatori sono molto simili a quelli originali e possono così trarre facilmente in inganno.
I segnali d’allarme e le contromosse per far scattare subito le difese
Quali sono segnali che devono mettere in allarme e quali le contromosse per difendersi. Risposta alla prima domanda: indirizzi email strani; link sospetti; minacce di cancellazione immediata; richieste di password o dati bancari; richieste urgenti; errori grammaticali, tenendo sempre presente che Apple e Google non chiedono mai password complete tramite email o Sms. Seconda risposta: non cliccare i link ricevuti; non inserire dati personali; verificare direttamente dall’app ufficiale; controllare lo spazio cloud dalle impostazioni del telefono, e, nel dubbio, cambiare comunque la password.