Cosa lega la storia di Amadeo Peter Giannini, figlio di emigrati genovesi cofondatore della Bank of America, a quella della Compagnia delle opere? Per gli invitati all’inaugurazione della nuova sede di Bergamo dell’associazione fondata da un gruppo di imprenditori e professionisti in gran parte appartenenti al movimento Comunione e liberazione e ispirata dal suo fondatore don Luigi Giussani, oggi imprescindibile punto di riferimento per oltre 35mila imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni, trovare la risposta è stato semplicissimo. Grazie all’affascinante mostra dedicata proprio a quel signore italoamericano destinato a diventato a uno dei più grandi banchieri del mondo di sempre – nonostante sia ancora oggi spesso sconosciuto ai più in Italia – e agli interventi che si sono susseguiti sul palco della nuova sede di quella che tutti gli associati chiamano familiarmente Cd0, in via Segherie Beretta, a due passi da via Carducci, primo fra tutti quello di Alberto Capitanio impeccabile “conduttore” dell’evento.
Cosa lega Amadeo Peter Giannini e gli eredi di don Giussani? Non il profitto ma la crescita insieme
Già, perché se la mostra dedicata ad A.P. Giannini ha svelato come quel figlio d’emigranti sia stato il primo a pensare a una banca come un “bene “ da offrire non solo a chi di denaro ne possedeva già in quantità, ma anche alle classi “inferiori”, finanziariamente parlando, sostenendole per fare impresa, per far crescere la propria, spesso piccolissima, attività, per migliorare la qualità della propria vita, Alberto Capitanio e diversi altri protagonisti dell’evento non hanno perso l’occasione per ricordare la ragione della nascita della Compagnia delle opere: sostenere imprenditori, manager e professionisti, enti senza scopo di lucro, nello sviluppo delle imprese e delle attività professionali per una crescita comune. Lo stesso identico obiettivo che si era prefissato Amadeo Peter (abbreviato dagli americani in A.P.) Giannini, che non era, come ha sottolineato il curatore della mostra, “un filantropo, ma che non aveva certo messo il guadagno in testa alla lista delle proprie priorità, guidata invece proprio dal desiderio di creare i presupposti per far crescere tutti insieme. Obiettivo che il figlio di emigrati salpati da Favale di Malvaro, comune nell’entroterra ligure di Levante e fondatore, prima ancora che della Bank of America, della Bank of Italy, nata ufficialmente il 17 ottobre 1904 nei locali di un ex saloon, si era riproposto del resto anche per sostenere chi si era visto portar via tutto dal terremoto di San Francisco del 1906, quando non aveva esitato a riunire la propria clientela di piccoli artigiani e commercianti, quasi tutti di origine italiana e che non trovavano credito in nessun’altra banca, davanti al tavolino che aveva piantato per strada, iniziando a offrire soldi per la ricostruzione.
Una nuova sede pronta a offrire “vecchi” preziosissimi valori
Per scoprire tutto quanto può offrire ai propri associati la Cdo, attraverso una straordinaria serie di servizi, basta invece varcare la porta d’ingresso della nuova sede, che il giorno dell’inaugurazione ha varcato anche il presidente della Camera di commercio di Bergamo, Ernesto Zambonelli, capace di riassumere dal palco con una semplice manciata di parole il mondo Cdo, definendola una “realtà con valori che sono già una garanzia”. Esattamente come per il cofondatore di Bank of America (finanziatore tra l’altro di Charlie Chaplin e di Walt Disney, signore, quest’ultimo, dei cartoni animati che il banchiere italoamericano venuto dal nulla aveva invitato semplicemente a “cercare una storia vecchia per non pagare i diritti d’autore”, contribuendo senza saperlo alla nascita di Biancaneve e i sette nani”. Un uomo dotato evidentemente di un intuito grandissimo, considerato quello che Charlie Chaplin e Walt Disney sarebbero “diventati”, che raramente lo faceva “sbagliare” anche di fronte a umili lavoratori alla disperata ricerca di un finanziamento, anche solo di 25 dollari, che le grandi banche non prendevano neppure in considerazione. Già perché il suo straordinario intuito difficilmente si sbagliava di fronte a “indizi ” semplici quanto chiari: i calli sulle mani, segnale che erano dei grandi lavoratori; il desiderio di costruirsi un’attività; la fede al dito, testimonianza anche del sogni di volersi costruire anche una famiglia. Un modo di “fare banca” che era subito suonato come una sfida ai poteri forti, che non avevano esitato a tentare di fermare in ogni modo quell’italoamericano che si era permesso di far concorrenza ai “grandi sacerdoti del dio denaro”.
Desiderare d’avere una montagna di soldi sul conto corrente? E sintomo che serve uno psichiatra
E che per di più era un “signor nessuno”, il cui nome ai più non diceva assolutamente nulla. Già, perchè A.P. Giannini, come ha ricordato sempre il curatore della mostra, “non aveva alcun desiderio d’apparire, perché per lui l’unica cosa importante era creare una nuova cultura nel mondo economico e finanziario dove il punto d’arrivo non fosse il profitto ma la crescita di tutti”. Affermando, sorridendo, che “chi avesse voluto più di 500mila dollari sul proprio conto corrente avrebbe dovuto correre dallo psichiatra perché in quel caso non sarebbe più stato lui a possedere la ricchezza, ma quest’ultima a possedere lui”. Uno straordinario “visionario”, come verrebbe da dire oggi. Con molte visioni in comune con quelle di chi ha fondato la Compagnia della Opere e di tutti coloro che lavorano da allora per farla crescere continuamente. Scrivendo una storia che, proprio al capitolo “valori”, è legata in modo indissolubile a quella del fondatore della banca d’America.