Alzano, dove il legno è prezioso come in nessun altro luogo

L’Italia nasconde straordinari tesori artistici in ogni suo angolo, spesso in piccolo comuni semisconosciuti, fuori dalle grandi rotte del turismo. Tesori che se invece di essere celati in un piccolo centro, magari di poche migliaia di abitanti, fossero custoditi nelle grandi capitali del turismo sarebbero famosi in tutto il mondo.  Ospitato in una cittadina, in apparenza senza particolari attrattive turistiche, Alzano Lombardo, a una manciata di chilometri da Bergamo sulla strada che sale verso la Valle Seriana, c’è uno di questi tesori che per la sua bellezza mozzafiato meriterebbe d’essere visitato da milioni di turisti: è quello rappresentato dalle tre sagrestie in legno realizzate dalla più straordinaria bottega di artisti del legno, quelli della famiglia  Fantoni (aiutati fa un’altra grandissima famiglia di scultori e intagliatori, i Canina) a partire dal 1679  nella Basilica di San Martino.

Se quelle sagrestie fossero a Roma avrebbero milioni di visitatori

Tre sagrestie, progettate da Girolamo Quadrio sul lato occidentale della chiesa, disposte a forma di una  grande “L” che abbraccia dall’esterno la Cappella del Rosario, alle quali si può accedere sia dall’interno della Basilica, sia da palazzo Pellicioli, attualmente sede del Museo d’Arte Sacra San Martino. Tre sagrestie, completate in poco più di un quindicennio, dove i visitatori si fermano mediamente molto più che durante la visita ad altri monumenti, incantati dalle raffigurazioni “disegnate” con migliaia di impercettibili colpi di scalpello e altri antichi attrezzi, cogliendo la meraviglia dei colori del legno delle sue nervature…

Gli armadi e le grandi credenze intarsiate custodiscono il genio di Andrea Fantoni

Nella  prima sagrestia , su ognuno dei due lati maggiori, ci sono tre grandi nicchie con armoniosamente inseriti sei grandi armadi: i “credenzoni”, letteralmente ricoperti di cariatidi, telamoni, cartigli, racemi, maschere, opera della bottega dei Fantoni, allora guidata da Grazioso il Vecchio, padre di Andrea Fantoni, autentico genio della scultura in legno. Quattro armadi laterali più piccoli sono sovrastati dalle raffigurazioni dei Padri della Chiesa, Agostino, Gerolamo, Gregorio Magno e Ambrogio, mentre i gruppi statuari dei due grandi armadi centrali raffigurano il primato assoluto del magistero della Chiesa Cattolica su ogni forma di eresia, culminando nella Gloria di San Pietro Martire di San Martino di Tours.

I credenzini mostrano invece tutta la bravura della bottega dei Caniana

La seconda sagrestia, a forma quasi quadrata, coperta da una volta a botte impreziosita da stucchi e affreschi, ospita i “credenzini”, bancali i cui sportelli sono stati decorati dagli artisti della bottega dei Caniana con una profusione di animali resi fantastici dal gioco delle sfumature e delle venature del legno. Sculture in legno di bosso, con figure allegoriche di Virtù, tutte opera dei Fantoni, modulano invece la superficie degli sportelli stessi mentre la complessa cimasa, sempre opera della bottega di Rovetta, raffigura, scolpiti nel legno di noce, ben trentadue scene di martirio dai tratti fortemente drammatici e di crudo realismo.

Il legno racconta la meraviglia di fiori, animali, strumenti musicali, paesaggi...

A queste si alternano ovali in bosso con storie del Vecchio (la vita di Mosè) e del Nuovo Testamento (la vita di Gesù). La terza Sagrestia offre ai visitatori un altro spettacolo unico: quello dei bancali, addossati alle  due lunghe pareti lunghe, che i Caniana progettarono con una spiccata attenzione per gli intarsi: fiori, uccelli, animali e frutti minutamente raffigurati, ma anche strumenti musicali, paesaggi e giochi infantili. In particolare l’allora giovanissima Caterina, esperta negli intarsi a madreperla, realizzò in questa sala alcune delle decorazioni più raffinate, con soggetti soprattutto floreali.

... ma anche il dramma dei martiri sottoposti ad atroci torture

E se le tre sagrestie rappresentano un richiamo irresistibile per chi ama l’arte nelle sue forme più straordinariamente affascinanti, un’altra attrazione di Alzano Lombardo è la Basilica di San Martino, edificata  la dove all'inizio dell'anno 1000 sorgeva una prima chiesa romanica dedicata a San Martino, ampliata tra il 1421 e il 1442 e successivamente arricchita nel 1486 da una torre campanaria per poi assumere l’aspetto attuale nel 1656 grazie a un lascito di 70mila ducati d’oro destinato alla “fabbrica” della chiesa di San Martino da parte di un ricco mercante locale, Nicolò Valle, che ha permesso di rinnovare  completamente la struttura esistente seguendo un progetto realizzato dall’architetto Gerolamo Quadrio, già soprintendente per alcuni anni alla Fabbrica del Duomo di Milano.

Nella Basilica di San Martino  il legno si sposa coi marmi più preziosi

 L’interno della Basilica, in stile barocco, ha la pianta suddivisa in tre navate: una maggiore assai più ampia e solenne, e due laterali, più composte ed leganti, affiancate da una serie di cappelle. L’elenco di gioielli da ammirare inizia dal monumentale pulpito situato nella navata centrale, commissionato nel 1711 dalla Fabbriceria di San Martino a Gian Battista Caniana, che richiese espressamente la collaborazione di Andrea Fantoni, impreziosito dall’incredibile varietà dei marmi pregiati impiegati, tra cui il prezioso lapislazzulo e dalle quattro grandi statue in marmo bianco di Carrara, che  possono essere definiti come uno dei massimi capolavori del Fantoni. Imperdibile è la ricca fascia decorata con bellissimi stucchi opera della bottega del ticinese Giovanni Angelo Sala,  con una serie di notevoli statue ad altorilievo, con figure allegoriche rappresentanti una serie di Virtù e prosegue con i dipinti di Pier Paolo Raggi e Giuseppe Pozzi, gli affreschi che ornano le due navate laterali, eseguiti da Vincenzo Orelli e rappresentanti allegorie e simboli di Virtù cristiane, le opere, tra gli altri, di Giovanni Battista Piazzetta, Giambettino Cignaroli, Francesco Daggiù detto Cappella.

Il monumentale organo Serassi ha addirittura 2242 canne...

Degni di nota anche i paliotti scultorei, in particolare quello con il Cristo morto compianto da due angeli, opera fra le più pregevoli del Mazzetti mentre per gli amanti di organi c’è un monumentale Serassi con 2242 canne. Al 1679 risale la realizzazione della Cappella del Rosario, a pianta ottagonale,  che appare come un tempio a se stante, un vero e proprio gioiello per i suoi ricchi marmi, gli stucchi dorati, gli affreschi e le preziose tele. Al centro della cappella è situato un altare di forme monumentali, con il bellissimo paliotto con raffigurata la Nascita della Vergine, opera giovanile di Andrea Fantoni, circondato da altri gioielli come la tela rappresentante Agar e Ismaele, capolavoro di Giovanni Carnovali, detto Il Piccio.

... e la pala col Martirio di San Pietro di Palma il Vecchio è alta nove metri

Alzano Lombardo, non ha però ancora esaurito la sua offerta turistica: da visitare è di certo, nella contrada di San Pietro, l’insediamento più antico della città, ai piedi del monte Frontale, la Chiesa di San Pietro Martire dove si presume fosse presente già intorno all’Anno Mille un edificio sacro, poi ricostruito nel ‘300, in località prossima al Castello, con la grande pala d’altare in legno dorato che conteneva la cinquecentesca pala raffigurante il Martirio di San Pietro di Palma il Vecchio: una pala monumentale, alta circa nove metri, rara anche per l’ottimo stato di conservazione che oggi ospita il dipinto di Bartolomeo Litterini del 1707, col medesimo soggetto (il martirio di San Pietro), dopo che  la pala originaria è stata trasferita nella Basilica di Alzano Maggiore. Altra meta da inserire nel “viaggio” alla scoperta di Alzano Lombardo è Palazzo Pelliccioli, oggi sede del municipio di Alzano,  costruito a partire dal XVI secolo da parte della famiglia Pelliccioli “del Portone”, arricchitasi con il commercio della lana. Un palazzo grandioso, con  lo scalone monumentale che conduce al piano nobile, al centro della cui volta è stato da poco rintracciato il tema mitologico di Ganimede, una sequenza di sale a tema destinate in parte alle occasioni di rappresentanza, e parte di natura privata e ilsalone a tutt’altezza, al piano nobile, dipinto dal pittore quadraturista Domenico Ghislandi, padre del più celebre Fra’ Galgario.

L'ex cementificio è uno dei più grandi gioielli dell'architettura industriale

Per gli amanti dell’architettura industriale Alzano offre uno dei più grandi tesori d’Italia: l’ex Cementificio Italcementi, uno dei principali monumenti di archeologia industriale in Lombardia, tra i pochi noti anche all’estero. Un’imponente fabbrica edificata con l’impiego quasi esclusivo delle stesse materie che in essa si producevano: dapprima calci idrauliche, poi cementi a rapida presa, detti anche uso Grenoble, i cementini a lenta presa,  il pregiato cemento bianco, sino al moderno cemento Portland. Una cementeria che rappresenta un vero e proprio manifesto della fabbricazione del cemento naturale  ottenuto attraverso la cottura diretta di rocce di adeguata composizione chimico- mineralogica (calcari marnosi, ossia con giuste percentuali di calcare e argilla) ma anche una delle ultime testimonianze visto che la maggior parte degli stabilimenti sorti per questa produzione in Italia sono stati in seguito demoliti o pesantemente trasformati per il passaggio alla fabbricazione artificiale, mentre l’officina di Alzano ha conservato sino a noi, caso forse unico, l’impianto originario. Un gioiello  ideato dall’ingegner  Cesare Pesenti, fra i primi a cogliere le potenzialità del “nuovo” materiale da costruzioni e a divulgarne l’utilizzo attraverso un suo manuale pubblicato nel 1906. Il grande stabilimento è tuttora composto da due corpi di fabbrica principali: l’officina occidentale, talvolta impropriamente definita “Moresco”  completata entro il 1898,  nella quale emergono le torri con la loro singolare cupoletta, e l’elegante loggia verso il fiume Serio, e il vasto e intricato corpo orientale, il vero cuore produttivo, riformato a partire dal 1896 e completato solo nei primi due decenni del Novecento, dove si conservano gli antichi forni da calce, ben 28, quindi i primi forni da Portland, come il tipo Palena, e la straordinaria batteria di 12 forni doppi modello Pesenti nel lato verso il fiume, con le loro svettanti ciminiere, parte delle quali mozzate e inclinate a causa di cedimenti avvenuti in passato. Il corpo orientale ospita anche la vasta e suggestiva sala a colonne: una tettoia deputata a proteggere le operazioni di scarico del cemento cotto nei silos sottostanti, retta da sottilissime colonne e voltine in cemento semiarmato. Attualmente l’Officina occidentale è sede di uffici e residenze a seguito di una ristrutturazione dei primi anni Duemila, ed ospita l’ALT, collezione privata d’arte contemporanea. Il corpo orientale, vero e proprio cuore produttivo, è invece ancora privo di ridestinazione. Altro esempio di archeologia industriale,  ed edificio importante per le tecniche costruttive applicate, è quello delle Cartiere Paolo Pigna, antico insediamento produttivo cartario che sfruttava la forza idrica realizzato in una posizione strategica, collocata lungo la Roggia Morlana, con  i molini, i filatoi e le antiche cartiere di “sub ripa” che impiegavano la forza idraulica del canale attraverso l’installazione di numerose ruote idrauliche destinate all’azionamento delle macine per le granaglie e dei folli per la lavorazione dei cenci da cui si otteneva la “carta a mano”. Nella roggia erano numerose le ruote “a secchie” per muovere le pile (o magli) che servivano a sfilacciare gli stracci per la produzione della carta.

E nella  frazione di Olera c'è il meraviglioso polittico di Cima da Conegliano

A poca distanza da Alzano sorge la frazione di Olera,  tra i più antichi borghi della bassa Valle Seriana, costruito in una posizione strategica  per mettere al riparo dalle feroci incursioni dei briganti che imperversavano nel tardo medioevo. Un borgo dove il tempo si è fermato, fra i viottoli e le scalinate costrette nei rustici muri in pietra delle case. Ma soprattutto una meta da visitare per ammirare il quattrocentesco polittico di Cima da Conegliano conservato nella chiesa parrocchiale dedicata a San Bartolomeo, tra i complessi pittorici più prestigiosi dell’intera provincia bergamasca. Eseguito nel 1489 da Giovan Battista Cima da Conegliano Veneto è un’opera di straordinario valore, dipinto a tempera su tavole lignee consta di nove scomparti distribuiti su due ordini e raccolti in una finissima cornice intagliata e dorata, fra le pochissime originali ancora esistenti nei polittici del Cima.  Nel borgo si trovano tre chiese, la più antica delle quali è quella a dedicata alla SS. Trinità e tutti i Santi  detta anche Chiesa dei morti per le tombe cinquecentesche che vi si conservavano.

Qui è nato Fra Tommaso, il frate dei miracoli fatto beato da Papa Francesco

Lungo la mulattiera che collega Olera con Burro, sorge invece  la chiesa dedicata a San Rocco, protettore e guaritore dalla peste e meta di moltissimi devoti del  beato Fra Tommaso, (il 10 maggio 2012 papa Benedetto XVI firmò il decreto di riconoscimento del miracolo e  il 14 settembre 2013 Papa Francesco firmò la lettera apostolica di beatificazione celebrata il 21 settembre nella cattedrale di Bergamo dal cardinal Angelo Amato) al secolo Tommaso Acerbis a cui è dedicato l'altare destro. Nato sul finire del 1563 da illetterato diventò forbito scrittore, dote culminata con quel “Fuoco d’amore” che il Santo Papa Giovanni XXIII considerava tra le letture a lui più care e custodiva gelosamente sul proprio comodino (il volume originale del Papa è custodito nell’altare dedicato a Fra Tommaso).

Papà e mamme guidano i bambini sui sentieri del falco, del lupo e della rana

Il territorio di Alzano Lombardo offre anche ottime opportunità per fare delle rilassanti escursioni. Ci sono diversi sentieri  tra cui quelli del Cai  che collega Busa, Monte di Nese, Monte Filaresa, il Monte Costone per poi scendere fino al borgo di Salmezza; quello che arriva a Salmezza partendo da Nese e passando per Lonno e il Monte Podona; quello che dall’abitato di Olera sale fino al passo del Monte Colletto per poi incrociarsi con il Sentiero delle Corne, che collega Alzano Sopra, il Monte Frontale, Brumano e Lonno. Meritano di essere citati anche i percorsi ad anello che offrono escursioni di interesse naturalistico, storico e culturale, privi di difficoltà tecniche e adatti quindi a famiglie con bambini, percorribili in tutte le stagioni. I sentieri sono identificati da tre simpatiche figure - il falco, il lupo, la rana – che consentono anche ai più piccoli di potersi orientare. Il sentiero del Lupo è il più lungo dei tre (circa 9,8 km con un dislivello di 640 mt Parte da via Fornaci in località Busa e offre l’occasione di esplorare monti e altopiani di origine carsica; lungo il percorso si incontrano santelle e la chiesa di San Rocco, risalente alla fine del ‘400.  Il percorso del Falco parte da Olera (530 m slm), sale lungo la sella del Canto Basso (900 m slm), si avvicina all’abitato di Monte di Nese e ridiscende ad Olera lungo la sella del Monte Colletto. Ha una lunghezza di circa 4.650 metri ed un dislivello di circa 380 metri. Il percorso della Rana è il meno impegnativo dei tre; è lungo 3.760 metri con un dislivello di 180 mt; il tempo stimato di percorrenza è di circa un’ora e dieci minuti. Il sentiero parte dalla frazione di Monte di Nese, vicino alla chiesa parrocchiale, e sale alla località Canto Basso costeggiando il monte Cavallo. È un percorso interessante sotto il profilo naturalistico, sia per le specie floristiche (ad esempio, orchidee), sia animali. È possibile infatti incontrare animali di diverse specie di invertebrati, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi; tra i mammiferi più piccoli che qui trovano un habitat adatto ricordiamo il moscardino e il ghiro, tra quelli più grandi, per lo più notturni, la donnola, la faina e il tasso. In questo territorio si trovano anche volpi e caprioli.

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