Gromo, la montagna fortificata fa viaggiare nel Medioevo

Se un paese fa parte del circuito de I Borghi più belli d’Italia ed è Bandiera arancione del Touring Club Italiano un motivo ci sarà. In realtà, i motivi sono più di uno ed è dovere del curioso, turista o no, cercare di conoscerli. Stiamo parlando di Gromo, un piccolo borgo abbarbicato su un grumo (ecco da dove deriva il nome) di roccia che si eleva sul corso del fiume Serio. Una specie di enorme masso che sembra sbarrare la valle, proteso e protetto dai massicci del monte Redorta a nord e del monte Secco a sud. Il gromo è posto in posizione cruciale: sorge sulla confluenza del vorticoso torrente Goglio con il fiume Serio, risultando protetto su due lati, ed è punto di diramazione di due antichi percorsi transalpini verso il passo Portula e il passo d’Aviasco. Ora sono solo suggestive passeggiate, ma in passato sono stati importanti vie di comunicazione. Famoso nell'antichità per le sue miniere di ferro e di argento e per le sue fabbriche di armi bianche, Gromo mantiene nella parte alta dell’abitato il compatto tessuto medievale, con case in grossi blocchi di pietra aperte da logge e balconate, ed è un interessante e conservato esempio di borgata montana fortificata. Il centro storico conserva monumenti ragguardevoli come l’antico castello Ginami, del XIII secolo, la chiesetta di San Gregorio, che custodisce una bella pala del 1600 di Enea Salmeggia, e numerose case nobiliari risalenti al XV e XVI secolo. Meritano una visita anche la chiesa parrocchiale, dedicata ai santi Giacomo e Vincenzo,  impreziosita da un altare ligneo di scuola fantoniana, il vicino museo parrocchiale e il cinquecentesco Palazzo Comunale.

Nel Medioevo Gromo era chiamata la piccola Toledo per la produzione di armi bianche

A rendere particolarmente intrigante questo piccolo borgo montano è un passato decisamente prestigioso. In tempi antichi Gromo fu occupato dai Romani, i quali tennero dei presidi militari, attivando probabilmente le miniere di ferro locali. Nel 1226, in nome dell'Imperatore Federico II, nipote di Barbarossa, venne concesso il territorio dell'Alta Valle in feudo alla famiglia Licini e venne eretto il castello. Gromo, d'altra parte, sorge in un luogo perfetto per essere fortezza e castello e la sua storia lo conferma: prima presidio di ricche miniere di ferro, poi sede di orgoglioso libero Comune, geloso delle proprie autonomie e delle sue Istituzioni; infine luogo di smistamento verso i mercati europei di lame, azzali e armature forgiate dai poderosi magli mossi dall’impetuoso torrente Goglio. Le fucine di questo piccolo borgo di montagna erano famosissime in tutta Europa per la lavorazione del ferro e la produzione di armi, di scudi e di corazze, al punto che Gromo era chiamata la piccola Toledo. Quando una tremenda piena del Goglio cancellò, il primo novembre 1666, tutte le fucine di Gromo, il paese si trasformò. Complice anche un cambiamento negli equilibri economici internazionali, da superbo e precoce borgo industriale Gromo divenne un alpestre villaggio rurale. Fu allora che Venezia esentò Gromo da ogni tassa dandole il diritto di chiamarsi città e le affidò uno stemma raffigurante un cigno con una serpe nel becco, sormontato dalla corona ducale.

Castello Ginami racconta ancora tutto lo splendore di questo antico borgo montano

Tra il 1700 ed il 1830 l'industria del ferro tornò a prosperare nelle officine rimaste lungo il fiume Serio, ma questa attività si estinse completamente alla fine dell'800. Agli inizi del 1900 i piccoli mulini, i magli, le segherie, videro diminuire il loro utilizzo per varie cause, tra le quali spiccava diminuzione della quantità d'acqua del Serio e del Goglio e Gromo iniziò ad assumere un aspetto molto simile a quello attuale con il vecchio nucleo del paese tenuto a distanza dalle nuove costruzioni. Un esemplare di borgata montana fortificata fra i più belli e inalterati, con alcune interessantissime vestigia del florido passato. Il Castello Ginami venne costruito dal figlio primogenito della famiglia Ginami dei Licini nel 1246 in una zona particolarmente favorevole dal punto di vista strategico: è infatti situato sullo sperone di una roccia in posizione elevata rispetto al piano dove scorre il Serio. La struttura muraria risale al XVI secolo ed è rimasta quasi intatta solo la torre del castello che sovrasta l'intero edificio. Nel XIX secolo passò alla famiglia Gelmini, poi alla Curia di Bergamo e, infine, a una società privata. All'interno si trovano alcune raccolte antiche di notevole valore: ricami del Settecento, acquasantiere di vari secoli e alcuni tra i più singolari oggetti bergamaschi come una vestina da battesimo del XVIII secolo, una culla, un cofanetto di nozze del '400 e i cosiddetti vasi della sposa, con fiori di stoffa e bozzoli del secolo scorso. In uno dei saloni si possono ammirare anche un magnifico soffitto ligneo a cassettoni decorato e uno stupendo lampadario in ferro battuto con l'emblema del comune.

La chiesa di San Giacomo e San Vincenzo ospita opere fantoniane

La chiesa parrocchiale di San Giacomo e San Vincenzo  ha visto nel corso dei secoli costanti interventi di restauro. La sua struttura architettonica è romanica a tre navate: la navata posta a nord presenta un forte intervento barocco e il presbiterio offre uno scenario straordinario, un altare ligneo dorato, opera fantoniana del 1645, un coro fantoniano con 34 cariatidi e sei tele del Cifrondi (1690), che ci descrivono episodi della vita di San Giacomo e di San Vincenzo martire. La volta offre una sequenza di affreschi eucaristici. Sul lato destro si possono ammirare le due porte di rame dorato che racchiudono uno spazio dove vengono custoditi due reliquiari di santi e la grande reliquia della Santa Croce (sec. XVII). Si possono inoltre ammirare tre ancone lignee cinquecentesche di ottima fattura. Sulla parete di fondo: la tela di S. Luigi (Saverio della Rosa 1782), S. Antonio (Panfilo Nuvolari sec. XVII). Un bellissimo organo del 1885, completa lo splendore di questa chiesa che vanta pure un bellissimo battistero. All'esterno, al termine del portico (XVII sec.), si può ammirare la cappella di San Benedetto (1456). A fianco di questa cappella sorge il museo che custodisce opere appartenenti alla storia cristiana di Gromo. Risalgono al 1492, invece, i primi documenti che raccontano della chiesa di San Bartolomeo. Si narra che, nel 1575, San Carlo Borromeo in una delle sue visite pastorali, stabilì di ridurre l'altare maggiore e di adornare la chiesa.

Nella chiesa di San Gregorio si può visitare una pala di Enea Talpino, detto Salmeggia

La chiesa sussidiaria di San Gregorio, di proprietà comunale, è situata nella piazza principale del paese. Di costruzione cinquecentesca, con portale in pietra di Sarnico e soffitto a botte leggermente decorato, conserva all’interno una pala denominata La Vergine col Bambino, del 1625, posta sull'unico altare dentro un ancòna di legno intagliata. La pala è interessante non solo perché opera di Enea Talpino, detto Salmeggia, ma anche perché, tra i Santi Gregorio e Carlo Borromeo, la vista si apre su un bel paesaggio con l'abitato di Gromo. Uno straordinario esempio di architettura laica è il Palazzo Comunale, realizzato nel XV secolo e caratterizzato da rivestimenti e cantonali di marmo grigio venato delle vicine cave di Ardesio. I profili delle cornici e le profilature dei contorni delle finestre a curvatura di semiarco sono autentici. Alla stessa epoca risale anche la struttura a travetti del soffitto nel salone centrale del primo piano, oggi sede della sala consiliare. Due loggiati, sovrapposti al portico di pianterreno, presentano quella tradizione lombarda delle camere accostate tra loro con l'ampio disimpegno delle logge utili per lavori della vita quotidiana.

Il Palazzo comunale è l'unico edificio in provincia che non abbia subito interventi barocchi

I capitelli delle colonne, con foglie angolari ripiegate in volute, denotano la tipica edilizia dei decenni susseguenti alla metà del Quattrocento. Il corpo del fabbricato, a forma rettangolare, si eleva per due piani. L'interno attualmente conserva dei bei soffitti a cassettone dipinti e un solo soffitto affrescato nell'800 con una Leda col cigno nel medaglione centrale e una decorazione monocromatica intorno. Fino all'inizio del '900 un importante ciclo di affreschi ornava le pareti dell'ultimo piano del palazzo ed aveva come tema la vendita delle armi forgiate in Gromo in epoca rinascimentale. Questi affreschi, attualmente riconoscibili in alcuni punti del palazzo, sono stati coperti da intonaco su disposizione nel 1908 di Valerio Milesi, allora proprietario del palazzo. La costruzione venne venduta al comune dalla famiglia Milesi nel 1924 ed è l'unica nella provincia che non abbia subito alterazioni stilistiche con l'avvento dell'arte barocca. Nella piazza adiacente sirge una fontana circolare di marmo bianco che, sul trono cilindrico centrale, eleva la figura di un cigno, l'antico emblema della secolare comunità che abbracciava i tre paesi di Gromo, Valgoglio e Gandellino. Attualmente il Palazzo è sede dell'Amministrazione comunale, della Pro Loco, del Museo delle armi e delle pergamene e dell’Ecomuseo naturalistico. Il Museo delle armi e delle pergamene, recentemente rinnovato e riallestito, è un piccolo ma preziosissimo scrigno contenente la storia del borgo di Gromo. In particolare viene rievocata la tradizione produttiva e commerciale delle armi bianche, documentata da una collezione privata di esemplari databili dal XV al XVII secolo.

Il Palazzo comunale ospita anche il Museo delle armi e delle pergamene e l'Ecomuseo naturalistico

La collezione comprende alabarde, spade da fante, spade a tazza, strisce e pugnali e coltelle con i punzoni delle famiglie di spadai gromesi Scacchi e Ginami. Il Map conserva e valorizza il fondo documentario Donazione Valerio Milesi, che si occupa della la ricostruzione storica dell’attività della lavorazione del ferro a Gromo nei secoli XV e XVI. L'Ecomuseo naturalistico, invece, raccoglie esemplari della fauna selvatica presente sulle Orobie: fauna d'alta quota e fauna medio bassa. L'esposizione, curata nei minimi particolari, è costituita da due ampie vetrate che racchiudono moltissime delle specie animali autoctone, dai volatili ai mammiferi, dai roditori ai predatori.

Il Büs di Tàcoi è una grotta dove si possono trovare incredibili formazioni carsiche

Dopo aver visitato i piccoli tesori dell'antica Gromo, ci si può rilassare godendo della bellezza della natura che circonda il piccolo borgo montano. Di particolare importanza è il buco del gracchio e del gracchio corallino, una grotta unica nel suo genere nota come il Büs di Tàcoi. Il nome deriva dal Gracchio corallino (tàcol in dialetto) passeraceo montano che utilizza l’antro d’ingresso per nidificare. Nei suoi 1500 metri esplorati nei 100 anni trascorsi dalla sua scoperta, sono custodite le migliori formazioni carsiche conosciute: pozzi, meandri, gallerie, strettoie, camini, laghetti, sifoni con concrezioni di vario tipo e colore che rivestono pareti, soffitti e pavimenti della cavità. L’ingresso è a 1500 metri di quota sul monte Redondo, di fronte al centro di Gromo sulla strada per la frazione di Boario Spiazzi, dopo un’ora di cammino. Visitarla è impresa da non sottovalutare che richiede l’accompagnamento di guide e speleologi provetti.

In inverno gli Spiazzi di Gromo sono il paradiso dello sciatore

Se avete intenzione di recarvi a Gromo di inverno, non dimenticate l'attrezzatura sciistica. Spiazzi di Gromo è oggi una delle stazioni sciistiche più note della Bergamasca. Lungo la pista che scende dal pascolo alto di Vodala si pratica lo sci alpino. Lo sci nordico è invece praticato lungo l’anello di fondo che a Spiazzi è tracciato nel cuore di una secolare abetaia. Gli appassionati di sci alpinismo, seguendo appositi tracciati, possono salire al Rifugio Vodala, alla cima del monte Timogno oppure addentrarsi dalla località Roccolo nella boscosa Val Sedornia anticamente dedicata al Dio Saturno. Itinerari, questi ultimi, che si possono percorrere anche con le racchette da neve. D’inverno sono solitamente predisposti anche campi per la pratica del pattinaggio sul ghiaccio.

La processione del venerdì santo è una delle celebrazioni più pittoresche della zona

Se, invece, la vostra escursione è in programma pochi giorni prima della Pasqua, scegliere il venerdì santo. Adulti, giovani e ragazzi, infatti, sono impegnati per mettere in moto a Gromo la stupenda coreografia della crocifissione di Cristo. La celebrazione culmina nella funzione della sera, con la predica della Passione di Gesù seguita dalla processione notturna  nella quale si porta la statua di Cristo Morto, accompagnata dal mesto suono del Corpo Musicale di Gromo, lungo la via principale del Paese che ha finestre, terrazze e muri parati. Sui prati principali e sui sassi del fiume Serio vengono accesi piccoli falò fatti di stracci imbevuti di olio cotto, mentre le finestre si illuminano con gusci di lumaca pieni di olio e grasso, oggi talvolta sostituiti da lumini di cera e lampadine. La tradizione impone, inoltre, che si mangi la Maiasa, una specialità gastronomica veramente singolare a base di prodotti tipici locali. Si tratta di una specie di torta a base di farina gialla, cipolle, fichi secchi e mele, condita con olio e cotta nel forno: mangiare la Maiasa significa annunciare, secondo la tradizione di Gromo, che la Quaresima è finita. E ci si può tornare a divertire.

INFO: Ufficio Turistico di Gromo, Piazza Dante - 24020 Gromo (BG), telefono: 0346 41345,  e-mail: ufficioturistico@comune.gromo.bg.it, sito internet: www.gromo.eu

2 Risposta

  1. Paola

    Ci ho portato mia figlia a sciare per anni, ha poche piste, è vero, ma sembra d’essere in trentino Alto Adige, con le piste circondate dagli abeti. E finita la sciata visitare il borgo è meraviglioso, cenare all’Hotel Posta squisito…. Una delle località di montagna più belle che abbia visitato in bergamasca, per le famiglie con bambini è unica…. Bravi a segnalarla…

  2. Giampietro R.

    Se andate a Gromo fermatevi a cena all’Hotel Posta. Ottimissimissimo!!!!!

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