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Strozza, l’antenato del frigorifero abita qui

Ci sono oggetti nella nostra quotidianità talmente indispensabili da indurci a dare per scontata la loro esistenza. Impossibile immaginare di vivere oggi senza una lavatrice, un fornello o un frigorifero. Non riusciremmo nemmeno lontanamente a immaginare di doverci recare al corso d’acqua più vicino per lavare la biancheria, di attendere in coda per cuocere il pane che abbiamo pazientemente impastato e fatto lievitare per ore o di dover mettere molte vivande sotto sale o sott’aceto per poterle conservare. A testimonianza di un passato nemmeno troppo lontano, antichi lavatoi, forni e ghiacciaie possono solo farci immaginare vite molto diverse dalle nostre, epoche in cui il tempo scorreva molto più lentamente ed era scandito dai ritmi dettati dalla natura. Assodato che la diffusione degli elettrodomestici nelle case degli italiani rappresentò una vera e propria rivoluzione che consentì l’accesso da parte di una fetta sempre crescente della popolazione a quella sfera del tempo libero prima di allora del tutto sconosciuta ai più, fu il frigorifero a segnare il passo più importante.

Oggi è l'antica ghiacciaia, ma in passato era la "nevera"

Se per tutti, pur con mille difficoltà, era possibile lavare indumenti o accedere a forni comuni, le ghiacciaie e le "nevere" erano appannaggio di pochi, soprattutto nobili e commercianti di “…neve”.

I contratti dicevano se era neve mangiabile o "da bicchiere"

Quello della neve era un commercio difficile e molto delicato che veniva regolato da scrupolosi contratti stilati, in tutto l’Ottocento, rigorosamente su carta bollata. In essi venivano stabiliti: la qualità della neve, l’approvvigionamento nel tempo, le modalità del taglio e del carico, il prezzo. La neve, di solito, era dei tipi “ricettibile”, “mangiabile”, “da bicchiere”, ma sempre bianca e scevra da corpi estranei. La più pregiata era quella “da bicchiere”.

La scoperta è stata fatta restaurando la “Cà del Maestro”

Le difficoltà maggiori riguardavano la raccolta, la conservazione, il trasporto e la distribuzione. Non è dato sapere se anche la splendida nevera (o “neviera”) visitabile a Strozza, primo paese all'imbocco della Valle Imagna, sia stata utilizzata per questo genere di commercio. Di essa si sa poco perché in pochi sapevano dell’esistenza di questa struttura fino a quando, nel 1998, l’amministrazione comunale decise di restaurare la cosiddetta “Cà del Maestro”, strappandola al declino causato dal tempo e dall’incuria. Il palazzetto secentesco versava allora in condizioni pessime ma si intuiva che si trattava di un esempio di architettura da preservare, col suo maestoso porticato con due grandi archi, sostenuti da un poderoso pilastro centrale e la loggetta, sorretta da una serie di eleganti colonnine, al primo piano. Nulla si sapeva, e si sa, della nobile famiglia che lo fece erigere e che lo abbandonò, nel tempo, al suo destino che avrebbe potuto essere talmente infelice da privarci di due preziosi pezzi di storia: il palazzo e la nevera a esso collegata. Fortunatamente il lieto fine permette oggi di visitare questi gioielli…e non solo! Percorrendo la via principale che fiancheggia la chiesa parrocchiale di Strozza, dopo qualche centinaio di metri si entra nel borgo medioevale di Amagno. Il cuore del borgo è una piazzetta lastricata in pietra, sulla quale si affacciano storici edifici quali un'austera ed elegante casa torre medievale e la Cà del Maestro.

Da una botola si accede alla cisterna profonda sei metri...

Sul fondo della piazzetta, protetta da una ringhiera, la botola della nevera, la splendida struttura, rimasta praticamente intatta, considerata tra le meglio conservate in tutta l’Italia. Ha una forma cilindrica e misura tre metri di larghezza per sei di altezza; al suo culmine una volta che ospita al proprio centro la botola. Le pietre di costruzione sono di provenienza locale. Un cunicolo lungo dodici metri la collega a un locale sottostante la "Casa del Maestro". Nel passaggio sotterraneo rimane il segno della presenza di tre porte, situate a una certa distanza le une dalle altre, che permettevano l’accesso agli addetti ai lavori garantendo il mantenimento di una temperatura costante di circa 6/7 gradi centigradi.

... e al passaggio sotterraneo utilizzato per "lavorare" la neve

Chiunque vi accedesse doveva chiudere immediatamente le porte dietro di sé per non apportare danno al ghiaccio conservato. Definita impropriamente “ghiacciaia” ai giorni nostri, era, in realtà, una nevera perché al suo interno nei mesi invernali veniva introdotta la neve tramite la botola. La neve veniva raccolta nei boschi valdimagnini dalla popolazione locale e trasportata, nelle gerle a spalla, nel cortile dove veniva poi scaricata nella nevera. All’interno della struttura altre persone si occupavano di pressare il tutto con l’ausilio di lunghe verghe e, probabilmente, di acqua. Era il nobile proprietario a ingaggiare la gente del posto per compiere tali dure operazioni, del frutto delle quali avrebbe goduto lui stesso e pochi altri fortunati durante i mesi estivi. Per l'utilizzo si ponevano perimetralmente alla ghiacciaia delle mensole sulle quali venivano poi sistemate le derrate alimentari.

Un antenato del frigorifero per conservare le derrate alimentari...

Avendo cura di mantenere chiuse la botola e le porte, il grande frigorifero consentiva di conservare le derrate alimentari fino al successivo inverno. Nel 2013, a seguito di importanti interventi strutturali sulla pavimentazione sull’impianto di illuminazione, nei due locali antistanti il cunicolo che porta alla ghiacciaia e che ospitavano una raccolta di oggetti del passato contadino della valle, si è ottenuta la possibilità che tutta la collezione fosse organizzata dando vita al Museo etnografico valdimagnino.

... visitabile insieme ad altri oggetti della vita contadina

Oggetti raccolti nel tempo che parlano della quotidianità di Strozza e dell’intera vallata, di una comunità legata a filo triplo con la sua terra e le sue tradizioni: dall’allevamento alla pastorizia, dall’agricoltura alla silvicoltura, dal baco da seta alle filande, senza dimenticare lavorazione del legno (vera e propria eccellenza valdimagnina) e gli strumenti musicali come il piccolo flauto chiamato “Sivlì”. La leggenda narra che questo magico luogo abbia un custode molto particolare.

Siete fifoni? Niente paura: il custode è solo un ... fantasma

Si tratta del fantasma buono di un anziano signore, chiamato Pierino, che ogni notte lascia la nicchia del camino (scoperto durante i lavori di restauro di una delle sale) e, facendosi luce grazie a una lanterna, provvede a pulire e tenere in ordine gli oggetti custoditi nel Museo. Le visite alla ghiacciaia e al Museo sono possibili in occasione delle varie festività che interessano Strozza e il centro storico di Amagno. Vengono inoltre organizzate ogni fine settimana dal venerdì pomeriggio fino alla domenica previa prenotazione al Comune di Strozza 035 863249 oppure al responsabile,  Giuseppe Ghidorzi 339 7704558 - 035 863240.

Testo realizzato da Elisabetta Longhi per www.ilmadeinbergamo.it . Le foto sono pubblicate su gentile concessione del Museo etnografico valdimagnino

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