Accademia Tadini, a Lovere l’arte si specchia nel lago

Non c’è bisogno di raggiungere il Louvre di Parigi o la Galleria Borghese a Roma per contemplare da vicino opere dello scultore che estrasse dal marmo bianco capolavori come Amore e Psiche o la splendida Paolina Bonaparte, mollemente adagiata su un giaciglio di pietra che flette sotto il peso del suo corpo. Ad una quarantina di chilometri da Bergamo, nell’elegante cittadina di Lovere, è possibile ammirare alcuni capolavori di colui che è considerato uno dei più talentuosi artisti della scultura italiana di ogni tempo: Antonio Canova. Le sue opere si trovano all’interno del complesso dell’Accademia di Belle Arti Tadini, imponente residenza che spicca sul resto dei palazzi affacciati sulla riva del Lago d’Iseo. Nello splendido stabile riposano indisturbate anche numerose tele di autori del calibro di Jacopo Bellini, Giambattista Tiepolo e Francesco Hayez assieme a reperti archeologici, stampe e incisioni, mobili antichi, strumenti musicali, vetri e porcellane finissime, medaglie, armi ed armature, mentre, allo stesso tempo, risuonano vivaci le voci e le note degli alunni della scuola di musica e gli applausi scroscianti che accompagnano l’annuale prestigiosa Stagione dei Concerti impreziosita dalla partecipazione di artisti di fama internazionale. Tutta questa vitalità artistica è frutto del dono che il conte Luigi Tadini fece alla sua amata Lovere a partire dal 1821, anno in cui iniziarono i lavori di costruzione dell’edificio, affidati all’architetto Sebastiano Salimbeni.

Il museo è dedicato al figlio del Conte Tadini, Faustino

Ma chi era Luigi Tadini e perchè decise di far erigere un palazzo della cultura proprio a Lovere? Nato a Verona da una famiglia di aristocratici cremaschi, Tadini sposò la contessa veronese Libera Moronati la quale, oltre al figlio Fausto, gli donò il titolo nobiliare. La famiglia risiedeva abitualmente a Crema, frequentava vivaci centri culturali come Milano, Verona, Venezia ed era solita fermarsi per la villeggiatura A Lovere, dove alloggiava in un palazzo cinquecentesco ereditato dalla famiglia Barboglio.Il 7 dicembre del 1799, durante alcuni lavori di ristrutturazione del palazzo, ci fu un crollo che travolse e soffocò, sembra sotto gli occhi della madre, Faustino. Papà Luigi e mamma Libera, travolti dagli eventi, smisero per anni di frequentare Lovere. Il Conte trovava conforto “nell’osservare cose attinenti alla belle arti” e progettava di realizzare uno dei primi musei pubblici, un’istituzione per «soddisfare l’altrui virtuosa curiosità». Erano inoltre tempi propizi per il collezionismo tanto da far ammettere allo stesso Tadini che “…qualche bel quadro avevo nelle mie case di Verona e campagna ma per far molti acquisti in questo genere, fu la soppressione di tanti monasteri e chiese, ed i bisogni di tante antiche famiglie, per cui si sono venduti dei capi d’opera a pochissimo prezzo nelle pubbliche aste”. Il Conte creò così una collezione molto prestigiosa che, da amante dell’arte, delle lettere e della musica, volle dedicare al figlio Faustino. Vide così la luce un’opera di alta cultura che fu donata alla città di Lovere anche grazie ad alcuni dissidi con Crema, che gli impedì di porre in essere il suo progetto originale di fondare lì un Museo Civico.

La Stele di Antonio Canova rende immortale la sofferenza

Finiti i lavori, il palazzo dell’odierna Accademia di Belle Arti Tadini risultò il perfetto testimone dello stile Neoclassico in Italia e attualmente è considerato il più antico museo dell’Ottocento in Lombardia dopo Brera. D’altra parte, osservando Lovere dalle acque del Lago d’Iseo, con la facciata dell’Accademia ed i suoi dintorni, non può non tornare alla mente la celeberrima definizione dell’arte Neoclassica espressa dal filosofo Winckelmann: “Nobile semplicità e serena grandezza”. Semplicità nel senso di essenzialità, di non esagerazione, naturalezza e spontaneità, naturale sviluppo di una forma verso la sua perfezione. Grandezza intesa come senso di onnicomprensività, magnanimità, frutto di un animo lungimirante che tutto abbraccia e nulla esclude, una grandezza serena che non è in lotta con le proprie passioni perché ha trovato il modo di sopirle nell’estasi della contemplazione del bello.
Una visita a questo piccolo capolavoro di arte e architettura è d’obbligo soprattutto per ammirare la nutrita mole di opere di Antonio Canova, legato al Conte da un rapporto di amicizia e stima reciproca. Tale profondo legame risulta essere il miglior punto d’osservazione per farsi rapire dalla bellezza dell’edificio e dalla collezione dell’Accademia Tadini che custodisce, tra le molte opere, oltre ad una raccolta di trenta incisioni del Canova, il raro bozzetto in terracotta (denominato La Religione) che diverrà il modello della grande scultura destinata a monumento funebre per Clemente XIII che si trova all’interno della Basilica di San Pietro a Roma. Canova, allora considerato il massimo artista vivente, accettò l’incarico offertogli dall’amico di scolpire il cenotafio commemorativo dell’amato Faustino. La delicata Stele Tadini riprende il tema classico della madre dolente (che piange davanti all’urna cineraria del figlio) e lo plasma attraverso la morbidezza del rilievo del marmo. “In questa donna”, commentò al tempo il conte Tadini, “lo scultore raffigurò le sembianze della madre, la quale vide coi propri occhi perire il figlio”. Quando l’opera giunse a Lovere per essere posta nella Cappella dedicata, venne indetta una solenne cerimonia pubblica, durante la quale lo scultore fu celebrato con un inno poetico: “sarai sempre d’ogni secolo / gran Canova lo stupor”.

La pinacoteca ospita opere di Tintoretto, Tiepolo, Hayez...

La galleria è ospitata nel piano nobile del palazzo ed è suddivisa in ventitré sale. Alcune conservano ancora l’impianto voluto dal Tadini, in particolare il cosiddetto Gabinetto archeologico, recentemente restaurato, che nelle sale decorate con affreschi in stile pompeiano custodisce gli armadi settecenteschi che ospitano le raccolte archeologiche, ordinate in piccole vetrine neoclassiche. Altre, come la Galleria delle Armi, anch’essa fresca di restauro, sono state ricreate seguendo stili diversi. Di particolare pregio la pinacoteca, distribuita in varie sale e comprendente importanti dipinti di scuola lombarda e veneta del XV e del XVI secolo, tra cui opere di Jacopo Bellini, Domenico Tintoretto, il Parmigianino, Fra’ Galgario, Paris Bordon, Bernardino Campi e, per le epoche successive, il Pitocchetto, Giandomenico Tiepolo e Francesco Hayez. Dal 2004 una nuova sezione guida il visitatore attraverso un suggestivo percorso dedicato ai più recenti sviluppi dell’arte moderna italiana ed europea. Sono, inoltre, esposti importanti pezzi di arredo della tavola in puro stile Neoclassico, dalle preziose porcellane di Hochst, Capodimonte, Sevres e Meissen alle eleganti sculture in biscuits, tra le quali lo splendido Giudizio di Paride di Filippo Tagliolini. I mobili più importanti sono disposti nelle sale della galleria in modo da ricostruire l’ambientazione che il conte Tadini aveva in mente nell’organizzare l’Accademia. Al centro del palazzo si trova la Sala dei Concerti o della Musica che, dal 1927, ospita un’importante rassegna di musica da camera, affidata a interpreti di altissimo livello. L’Accademia musicale svolge un regolare anno scolastico e organizza corsi di perfezionamento per violinisti, violoncellisti e cantanti lirici.

L'ultima sala del palazzo è l'antica biblioteca

L’ultima sala del percorso museale, la ventitreesima, ossia l’antica biblioteca, è forse quella più segreta e interessante per gli amanti del genere. Segreta perché è rimasta chiusa alla visita e alla consultazione per cento anni, in attesa che il locale e gli arredi venissero restaurati e, soprattutto, catalogati per poter essere resi accessibili. Questa meraviglia è stata finalmente riaperta al pubblico nel 2013 ed è nelle sue alte scaffalature originali che il conte Tadini raccolse i propri libri: testi di letteratura, storia, arte e scienze. Un patrimonio che comprende incunaboli del Quattrocento, preziose stampe e raffinate edizioni illustrate risalenti al primo Ottocento. Un pregiato tesoro a cui si aggiunsero, più tardi, lasciti di importanti personalità, fino a formare un patrimonio stimato oggi in circa ottomila volumi.
Testo realizzato da Elisabetta Longhi per www.ilmadeinbergamo.it
Si ringraziano Marco Albertario, Conservatore della Galleria, e lo staff dell’Ufficio I.A.T. dell’Alto Sebino per la gentile collaborazione.
http://www.accademiatadini.it/

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