Museo del tessile, un fantastico intreccio di storie

Da una parte il fascino emanato dall'architettura industriale di un opificio degli anni 60; dall'altro i telai e gli altri strumenti di lavoro capaci di far rivivere le fasi principali del ciclo di produzione del tessuto (dalla lavorazione delle fibre alla cardatura, alla tessitura, al finissaggio e all'abbellimento dei tessuti), ma anche le piante per uso tessile coltivate nel giardino botanico, come lino, bamboo e cotone, per  ricavarne i filati, o  guado, ginestra, fiori di tagete per estrarne i coloranti naturali. Elementi che, come altrettanti “fili”, sembrano intrecciarsi nel Museo del tessile Martinelli Ginetto di Leffe, una delle capitali della tradizione manifatturiera, “tessendo “una storia capace di catturare l'attenzione dei visitatori.  Migliaia di persone che, ogni anno, approdano nel centro considerato la porta d’accesso alle Cinque Terre della Valgandino (oltre a Leffe, Gandino, Peia, Casnigo e Cazzano) per scoprire i segreti dell'antica lavorazione, di una tradizione che si è tramandata di generazione in generazione. Segreti custoditi per esempio dal grande torcitoio della seta, del diametro di quattro metri e mezzo, con la ruota del mulino in legno dal diametro di oltre 3 metri che veniva mossa dall’acqua; dalla grande garzatrice che formava il pelo sulle coperte, mossa da una trasmissione centralizzata a soffitto di inizio 1800; dalla macchina per le frange, capace di lasciare a bocca aperta una volta scoperto il meccanismo che la faceva funzionare. O, ancora, dalla macchina  da ricamo e da quella dei merletti, fino alle imponenti carde, agli arcolai, alla macchina ad alette del 1700, agli strumenti di controllo dei filati... Roba da "perdere il filo del discorso" se non ci fosse, a riannodare puntualmente ogni capitolo di questo autentico viaggio nella storia del tessuto, una guida dell'Arts, l'Associazione ricerche tessili storiche, che nei 60/90 minuti di durata delle visite gratuite, in programma ogni sabato e domenica dalle 14 alle 18, non solo raccontano ogni dettaglio dei macchinari in mostra, ma li avviano per permettere ai visitatori di comprenderne il funzionamento, facendo toccare loro con mano le fibre e i tessuti.  Un modo unico e affascinante per capire la straordinaria evoluzione della tessitura,  in un viaggio nella produzione tessile che inizia addirittura dal telaio verticale del periodo greco-romanico per passare ai telai a navetta volante e giungere a quelli meccanici (realizzate dagli svizzeri dal 1850 nelle numerose fabbriche delle valli e capaci di dare lavoro a migliaia di persone), per concludere con i telai a pinze che sono stati tra i protagonisti del boom economico degli Anni 70 / 80. A completare l'"offerta" ci sono i grandi pannelli (da 2,50 x 3,50 metri) appesi alle pareti con immagini d'epoca della sala di tintoria, della ciodera, l'antico stenditoio in legno, vero e proprio reperto di archeologia industriale, dei "copertini" di Leffe, fino a una foto di una sala di tessitura moderna. Immagini e "prodotti (come la biancheria da letto di inizio 190, con vestaglie, camicie da notte, lenzuola e asciugamani tutti rifiniti con pizzi e ricami esposti in un salottino all'ingresso dove la guida attende i visitatori)  che è possibile ammirare prenotando una visita (per gruppi e scolaresche anche durante la settimana) attraverso l'invio di una email all'indirizzo  info@museodeltessile.it. Con la sorpresa, in primavera, di assistere all'allevamento dei bachi da seta. Per ulteriori informazioni: su www.museodeltessile.it, tel. 035/73398.

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