Bassan, dalla nebbia spuntano immagini da sogno

A Bergamo, e non solo, sono in molti a conoscerlo come “il fotografo di Bergamo nella nebbia”. Merito di alcuni straordinari scatti di città alta che sembra davvero emergere da un candido mare e che molti clienti hanno immediatamente scelto per arredare le pareti di casa, ma anche dell'ufficio o del negozio. Come ha fatto per esempio, Cristian Signori, titolare della camiceria Ca' Alta  di via Pignolo che per andare a ritirare il proprio “scatto preferito” ha dovuto percorrere a piedi poche decine di metri visto che la “bottega” del fotografo che l'ha “conquistato al primo sguardo”, Alessandro Bassan, è nella stessa via, al numero 41. Un piccolo laboratorio che Alessandro Bassan ha aperto nel 2020, esattamente a 10 anni di distanza dall'inizio dell'attività, come freelance. O meglio, della nuova attività visto che”prima di dedicarmi alla mia più grande passione, trasmessami da nio nonno paterno, fotografo amatoriale che mi ha insegnato e portato ad amare quest'arte, lavoravo come litografo sulle rotative”, come racconta il “fotografo capace di far emergere come d'incanto antichi palazzi e chiese dal “nulla”. Una professione che Alessandro Bassan, 52 anni, milanese di nascita, ha abbandonato per coronare il sogno di sempre formandosi “prevalentemente da autodidatta, leggendo molti testi di fotografia e sperimentando poi sul campo le conoscenze, cercando sempre di migliorare volta per volta”, come racconta quasi “riavvolgendo il rullino” della propria nuova attività, della propria crescita professionale grazie a una conoscenza “fotografica e tecnica sempre più profonda avvenuta”, aggiunge, “ grazie allo studio e a vari servizi svolti professionalmente, due dei quali molto importanti: il primo nel luglio del 2016, dove sono stato uno dei fotografi ufficiali del Guinnes World record " L'abbraccio delle mura "di Bergamo per la rivista Orobie, e l'altro evento, sempre un Guinnes World record e sempre come fotografo ufficiale per la rivista Orobie,nel 2017, con La"Cordata della Presolana”, due eventi fotografici davvero emozionanti ed impegnativi che l'hanno imposto all'attenzione di molti amanti dell'antica arte della fotografia, anche se alla base del vero grande salto, racconta sorridendo, ci sono stati gli scatti realizzati grazie ad “alcune giornate di nebbia semplicemente perfetta vista dall'occhio incollato all'obiettivo”. E rimasto “incollato” all'obiettivo per ore, alla ricerca dell' “attimo fuggente da cogliere”. “Quelli di di Bergamo nella nebbia sono stati scatti studiati da tempo, cercando di imparare al meglio il momento, il luogo, l'orario e le varie fasi del cambiamento della luce ambientale”, prosegue Alessandro Bassan. “ Fotografie che hanno contribuito tantissimo nella mia crescita ma che hanno richiesto anche tantissima pazienza: basti pensare che per uno degli scatti a cui sono più legato sono servite più di tre ore d'attesa, con un freddo umido che ti entrava nelle ossa dopo una levataccia all'alba, per trovare la giusta situazione fotografica. E questo dopo un lavoro di studio, anticipato, dei cambi della situazioni di luce per avere il risultato desiderato. Quante volte avevo cercato di realizzare quegli scatti, ma le condizioni climatiche non erano abbastanza buone” . Un lunghissimo paziente lavoro “dietro le quinte” di quegli scatti che giustifica appieno l'arrabbiatura di fronte “alle persone che mi chiedono, ma con tono affermativo, quasi a dare per scontata la risposta, se sono state ritoccate con photoshop. Persone che inviterei volentieri a seguirmi in questi appostamenti per far vedere che di photoshop non vi era l'ombra. E c'è stato anche chi mi ha fatto arrabbiare moltissimo, per intenderci da uno a cento centouno, dimostrando di non crederci, perché solo io so la fatica la pazienza e lo studio che ci sono voluti per realizzare questi scatti”. Pazienza e studio indispensabili anche per realizzare moltissimi altri scatti, a partire da un'altra “specialità della casa”: i fotoritratti.... “Fotografie che richiedono a dire la verità un'altra componente fondamentale”, sottolinea Alessandro Bassan: “ la capacità di entrare in empatia con il cliente. Una qualità che ritengo molto importante come fotografo ritrattista e che consente di non fotografare la persona, ma la sua “anima”. Cosa difficilissima se non si crea appunto un legame di empatia tra fotografo e soggetto”. Un'empatia che il “fotografo delle nebbie” emana a prima vista e che non è diminuita (anzi semmai è aumentata...) neppure dopo un grave “incidente di percorso, di quelli che ti può riservare la vita”. Un “incidente” avvenuto nel 2021 quando “ un ictus cerebrale mi ha completamente cambiato la vita, facendomi perdere l'uso di tutta la parte sinistra del corpo. Ma la mia volontà e l'amore per il mio lavoro non mi hanno fatto abbandonare la mia attività. Oggi sono un fotografo disabile che ha dovuto cambiare drasticamente il suo modo di lavorare, ma anche con una mano sola, continuo a scattare le mie fotografie, mettendoci sempre l'amore e passione per quello che faccio”. E provando sempre profondissime emozioni quando lo scatto “viene” esattamente come immaginato nel desiderio più grande, magari emozionando anche chi c'è davanti all'obiettivo e “capisce di fotografia”... “ Premesso che mi piace lavorare con tutti i clienti, se potessi scegliere, ovviamente individuerei sempre quel cliente che comprende e capisce il lavoro che c'è dietro alla realizzazione di una fotografia” conclude Alessandro Bassan che fra i colleghi italiani che ama e ammira indica, senza la minima esitazione, “la grandissima fotografa ritrattista Laura Zanoni e il fotografo che è stato fonte di ispirazione per me, Cristiano Ostinelli, mentre sul podio più alto dei colleghi stranieri mette “la bravissima fotografa Annie Leibovitz”. Autori e attrici di scatti spesso capaci di lasciate estasiati, cosi come le immagini di città alta immersa nella nebbia. “Lo che ho scatto migliore mai realizzato è sicuramente uno di quella serie”, confessa. “Lo scatto che vorrei realizzare? “Un ritratto artistico, come a ricreare un quadro del 500, uno scatto che richiede uno studio davvero approfondito della luce, dei costumi e dei vari schemi di luce”. Quella stessa luce che, nonostante la nebbia, ha illuminato d'immenso le sue fotografie di Città Alta. Scatti che avrebbe ammirato probabilmente Giosuè Carducci, autore del componimento di San Martino con il suo celebre inizio: La nebbia agli irti colli...

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