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Cascina del Bosco, per brindare alle intuizioni felici

“Un'intuizione è come un germoglio che, se adeguatamente coltivato, può trasformarsi in una bellissima pianta e dare straordinari frutti. È quanto avvenuto all'intuizione avuta da Lorenzo Bonaldi quando, oltre mezzo secolo fa, decise di acquistare a Sorisole, alle porte di Bergamo, una proprietà con circa 11 ettari di terreno, convinto che anche la Bergamasca avesse le potenzialità per produrre del buon vino. Un'intuizione destinata a rivelarsi felice e a far germogliare e crescere, nei decenni successivi, bellissimi vigneti di uve Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Grigio. Meravigliosi grappoli puntualmente trasformati, grazie alla realizzazione della prima cantina con vasche in cemento per la vinificazione e le botti in legno per l‘affinamento, in ottimi vini. Come il primo Valcalepio Rosso ”Cascina del Boscopresentato sul mercato nel 1977 (un anno dopo aver aderito al neonato Consorzio Tutela Valcalepio) seguito dal Valcalepio Bianco Doc e dallo Spumante Brut Metodo Classico capaci di conquistare numerosi riconoscimenti e premi. Tutto frutto di una felice intuizione abbinata alla passione che Lorenzo Bonaldi e poi i suoi eredi (primo fra tutti Giampietro, ingegnere “prestato” all'enologia, al quale è stato affidato il ramo agricolo delle attività di famiglia, e poi, all'inizio del terzo millennio, Giancarla e Giuseppe Bonaldi affiancati in seguito da Simona, Rosaria e Simonetta) hanno messo in questa “storia imprenditoriale” fatta di tanti importanti capitoli: dalla ricerca e dalla sperimentazione che hanno portato, nel 1996 a commercializzare la prima bottiglia di Valcalepio Rosso Riserva “Canto Alto” annata 1993 ottenendo da subito importanti riconoscimenti enologici, ai lavori, nei primi anni 2000, per reimpiantare tre ettari e mezzo di vigneti seguendo le più innovative tecniche agronomiche. Passando, nel frattempo, attraverso il rinnovamento della cantina di vinificazione, adottando le più moderne ed efficienti attrezzature ma conservando intatta la seicentesca cantina adibita alle operazioni di affinamento in legno dei vini rossi e alle lunghe maturazioni in catasta degli spumanti Metodo Classico. Capitoli di una storia imprenditoriale che nel 2013 ha visto l'entrata in scena di un nuovo protagonista: il “Controcanto”, un rosso caratterizzato da una particolare attenzione alla ricerca di morbidezza e complessità. E che, come ogni vino della cantina, desidera far assaporare, il sapore della passione, della dedizione e dell'impegno che la famiglia Bonaldi ha sempre profuso a piene mani radicandosi sempre più sul territorio e, contemporaneamente, aprendosi sempre più al mondo, facendo approdare le proprie bottiglie sulle tavole di altre province e regioni, di altri Paesi. Dimostrandosi sempre capace di stare al passo con i tempi e di rinnovarsi e adattarsi in un mercato del vino in continua evoluzione, anche grazie alla professionalità e alla cura del responsabile Alberto Agazzi e alla competenza enologica di un partner come Alessandro Santini che insieme  sopraintendono  le attività  nelle vigne e le varie fasi di vinificazione svolte nella cantina,: dalle fermentazioni ai travasi, a tutte le  varie lavorazioni enologiche, effettuate con tecnologie avanzate ma senza perdere mai d’occhio la tradizione. Quella conservata grazie a intere generazioni di uomini e donne che nelle seicentesche cantine si sono tramandati i segreti delle piante e della lavorazione. Oltre che della terra: quella terra sulla quale, come si legge sul sito dell'azienda, “ l’uomo è nato e ha vissuto, perché la terra è il suo destino”. Una frase che amava dire proprio Lorenzo Bonaldi che mai ha tradito il legame profondo che lo legava alla terra bergamasca. Ideale per produrre ottimi vini, come aveva felicemente intuito…”

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