Schilpario, la miniera di ferro regala emozioni d’oro

Ci sono dei posti, a ridosso delle montagne, dove basta svoltare l'angolo per ritrovarsi in un universo parallelo, fatto di suoni, immagini che sembra arrivate direttamente da un pianeta spostato nel tempo. Schilpario è il classico paese di montagna balzato all'attenzione di molti quando era in grado di regalare temperature miti, aria salubre e una natura incontaminata ai suoi visitatori estivi. Non è che le cose siano cambiate di molti, ma durante la bella stagione i turisti preferiscono altri lidi. Così questo paese della Val di Scalve è tornato nel suo piacevole anonimato, pur mantenendo intatta la sua capacità attrattiva grazie a risorse naturali formidabili e a storie e tradizioni che sono squarci nel tessuto spazio-temporale. Uno di questi squarci si apre a pochi chilometri dal paese di Schilpario, lungo la strada che porta al Passo del Vivione, quota 1828, dalla parte più agevole per chi vuole cimentarsi con la fatica e il sudore della bicicletta. Una volta superato il centro abitato, bisogna seguire alcuni cartelli stradali abbastanza chiari che portano, senza bisogno di diavolerie tecnologiche satellitari, direttamente verso il Parco minerario ingegner Andrea Bonicelli, il luogo che per moltissimi anni è stato il fulcro dell'economia della zona.

I vecchi vagoni minerari vi confermano che siete sulla strada giusta

Capire di non aver sbagliato strada non è difficile vista la presenza di classici vagoni minerari, quelli presenti in ogni film del Secondo millennio sull'argomento, e di alcune casette in legno che ospitano la biglietteria, l'immancabile negozio di souvenir e l'altrettanto immancabile punto ristoro. Siete arrivati in località Fondi, in mezzo al quasi nulla, eppure in uno dei luoghi che ha rappresentato il fulcro della vita della Val di Scalve dai tempi lontani. E non si parla solamente dell'epoca romana. Già i Camuni sfruttavano i giacimenti ferrosi della valle, giacimenti diventati, nel tempo, fonte di guadagno e di indipendenza economica e, nei tempi in cui le due cose erano collegate, anche di indipendenza politica. L'attività estrattiva si è chiusa definitivamente negli anni Settanta e le miniere sono state trasformate, nel 1988, in un parco minerario destinato al recupero delle tradizioni e dei ricordi.

La visita parte dai vecchi forni di precottura del ferro

A Fondi, nei periodi d'oro delle miniere, un tempo si trovavano i forni di precottura del ferro. È da lì che parte la visita alle miniere, 60 chilometri di tunnel e cunicoli all'interno si sono avvicendate generazioni di minatori oberati da carichi lavorativi disumani.

Tre percorsi scavati sottoterra sono ancora visitabili

Dei 60 chilometri del complesso minerario, è possibile visitarne solamente una parte, quattro per l'esattezza, attrezzati con illuminazione elettrica, documentazione fotografica d'epoca, oggettistica che ricordano il lavoro del minatore. I percorsi visitabili in sotterraneo sono tre: il gruppo di miniere denominate Stentada-Bèrbera, Spiazzo-Gaffione e il cantiere Gaffiona. Il percorso esterno invece è denominato Sentiero delle miniere.

E' possibile vedere anche il prodotto uscito da un maglio del 1800

L’escursione al Parco minerario non si esaurisce, tuttavia, con la visita ai sotterranei, ma offre la possibilità di vedere all’opera il lavoro prodotto da un maglio dell’Ottocento. Come si conviene, prima di entrare nei cunicoli bisogna indossare caschetto e mantellina impermeabile. Nello squarcio spazio temporale si entra a bordo di un trenino fatto con gli antichi vagoni utilizzati nella miniera. Pochi minuti e il rumore del mondo esterno scompare, assorbito dalle pareti della montagna.

Il trenino viaggia fra echi, rimbombi, cigolii e gocciolamenti

Si entra in un universo tutto nuovo, fatto di eco, rimbombi, cigolii e gocciolamenti. Il cuore della montagna batte con rumori tutti suoi e annichilisce i sensi. Il silenzio e il buio sono totali e sui binari percorsi dai vagoni viaggia anche l'immaginazione. La mente non può non correre, sospinta dai racconti di guide esperte e vecchi minatori, verso immagini di giovanissimi costretti a muoversi velocemente negli angusti tracciati sotterranei e di minatori provati da condizioni lavorative al limite dell'umana sopportazione. Quanto il trenino si ferma, inizia la visita pedonale, che si snoda attraverso un percorso lungo il quale si snoda anche un ruscello. Il percorso non presenta insidie particolari, ma l'umidità è notevole e la possibilità di scivolare non è bassissima. Scarpe comode e dotate di grip notevole, quindi, e un abbigliamento non troppo leggero visto che il mercurio del termometro, sotto la montagna, non si schioda dalla lineetta degli 8 gradi centigradi. La visita alla miniera dura un'ora e mezza circa. Una volta conclusa l'esperienza sotterranea, sarà un piacere godere di nuovo la luce del sole, un piacere che i minatori della miniera, per secoli, hanno quotidianamente assaporato. Nei mesi di luglio e agosto il Parco minerario è aperto dalle 9 alle 12 e dalle 13,30 alle 17,30; nei mesi di maggio, giugno e settembre l'apertura è limitata ai giorni  festivi e prefestivi. Per info: signor Anselmo,  347 8163286.

Testo realizzato da Baskerville Comunicazione & Immagine Srl per www.ilmadeinbergamo.it

1 Risposta

  1. La claustrofofica

    E’ consigliabile anche a chi soffre di una leggera claustrofobia? (molto leggera a dire la verità). Nel caso desse problemi è facile e rapido uscire? Grazie

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