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Diga del Gleno

Una diga sventrata, una grande parete di cemento e sabbia, con una gigantesca ferita al centro dalla quale spuntano brandelli di ferro arrugginito capace di far accendere nella mente un accecante flashback, di far viaggiare a ritroso nel tempo con negli occhi l'impressionante immagine del crollo, la devastante forza d'urto della massa d'acqua e fango piombata a valle travolgendo alberi, case, cancellando centinaia di vite umane. E' questa l'immagine “finale” che si trova davanti chi arriva alla diga del Gleno, diventata tristemente famosa il primo dicembre del 1923, giorno in cui crollò seminando terrore e morte, con o360 “vittime ufficiali accertate”.

Uno “spettacolo” impossibile da dimenticare che è possibile ammirare dopo una camminata di meno di un'ora e mezza, partendo da Vilminore di Scalve, frazione Nona, dopo aver lasciato l'auto in via Fermo, o in via Manina, o ancora nel piccolo parcheggio segnalato laterale a quest'ultima stradina. Un percorso che, in attesa dell' “incredibile finale” consente di ammirare altri bellissimi scenari naturali ma anche di scoprire gli abitanti dei boschi, a cominciare dai tanti uccelli, appostandosi, nell'ultima parte del tragitto, in una delle casette in legno, simili alle torrette degli avamposti nei territori indiani mostrate da centinaia di film western.

Da non perdere, alla partenza dell'escursione o sulla via del ritorno, vicino al parcheggio, la chiesetta di San Giacomo, con il caratteristico piccolo campanile in pietra. E per chi dopo aver assaporato la bellezza dei paesaggi vuol gustare anche il sapore di uno spuntino, l'appuntamento è al piccolo chiosco costruito sulle rive del laghetto nel quale si specchiano i resti della diga (verificando l'apertura). Infine due raccomandazioni: lungo il sentiero nel bosco, facile, ma a tratti roccioso e ripido, occhio ai segni bianchi per terra. E soprattutto, niente scarpe da ginnastica ai piedi, ma scarponcini o calzature specifiche per trekking.

Testo e foto di Daniele Gusmini

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